La didattica a distanza: strumenti e criticità in una emergenza scolastica

La didattica a distanza: criticità in una emergenza scolastica. Gli strumenti più usati e gli aspetti trascurati da una scuola impreparata al digitale.

La didattica a distanza

didattica a distanzaLa didattica a distanza è una di quelle opportunità che possono essere colte in periodi cruciali come quello che stiamo vivendo a causa delle misure adottate per la prevenzione della diffusione del contagio da coronavirus.
Il mondo della scuola che fino a questo momento aveva concentrato la propria attenzione su strumenti tecnologici da utilizzare in classe come LIM e tablet si rende conto che quegli strumenti possono essere insufficienti e che costituiscono solo un primissimo e timido passo verso l’utilizzo pieno delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie per la didattica.

La didattica a distanza è il nostro “pane quotidiano” dal 2008, da quando eroghiamo i nostri corsi online di didattica dell’italiano a stranieri; ci fa un certo effetto sentir dire docenti, dirigenti scolastici, ed istituzioni universitarie che in questo periodo “iniziano la sperimentazione”.
In tutta onestà a noi pare decisamente un po’ tardi per iniziare sperimentare, ma le occasioni di crescita non colte in passato non devono diventare una giustificazione per non cogliere questa nuova occasione che si presenta in modo più pressante e tangibile che mai.

Ordinariamente si può fare affidamento sulla didattica in aula a cui affiancare la didattica a distanza. In situazioni in cui la didattica tradizionale non è attuabile, però, ci si rende conto di quanto si sia impreparati a percorrere le nuove strade della didattica a distanza.
La situazione è poi ulteriormente complicata da aspetti che vengono sottovalutati o ignorati del tutto su cui vorremmo anche porre l’accento.

Le scuole in ordine sparso sulla formazione a distanza

Sappiamo tutto ormai che, come previsto dal DPCM del 9 marzo 2020, recante disposizioni per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus Covid-19, sono sospesi fino al 3 aprile 2020 tutti i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università.

Questo decreto, indispensabile per cercare di arrestare la diffusione del nuovo coronavirus, ha causato, inutile nasconderlo, non poche difficoltà agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado che si trovano a dover utilizzare come unico strumento didattico software e piattaforme digitali mai usati prima.

Il governo, nel precedente decreto del 4 marzo, ha lasciato ai dirigenti la responsabilità di attivare “per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.

Gli strumenti della didattica a distanza: non solo registro elettronico

Uno degli strumenti più diffusi nella scuola è il registro elettronico che consente una certa operatività anche se non nasce con la specifica missione di essere una piattaforma per la formazione a distanza.
Ad esempio non è possibile sapere per il docente se lo studente ha visualizzato o meno un file. In mancanza d’altro, specialmente nei primi giorni, questo è stato uno strumento molto utile per gestire l’emergenza.
Inoltre registriamo anche le difficoltà legate all’impatto del massiccio utilizzo sulle infrastrutture tecnologiche. I docenti ci dicono che i registri elettronici sopportano un carico di lavoro che non si era mai visto e spesso rallentano, si bloccano, e rendono più difficoltoso il lavoro dei docenti.
Il MIUR quindi si è attivato consigliando alcuni strumenti per la didattica a distanza. Ve ne riportiamo alcuni.

Webinar gratuiti INDIRE sulla didattica a distanza

INDIRE lancia un’iniziativa di solidarietà tra scuole per superare l’emergenza COVID-19 e, al contempo, sperimentare soluzioni per la didattica a distanza con metodologie e strumenti innovativi. Nel sito indire potrete trovare dei webinar gratuiti per gli insegnanti relativi agli strumenti per la didattica a distanza.


Google e G-Suite for education

G-Suite for education comprende diversi strumenti messi a disposizione da Google tra cui:

  • Hangouts Meet: per comunicare via chat e videoconferenza, tra due o più persone. Include strumenti per l’accessibilità, come i sottotitoli automatici. Fino al 1 luglio 2020, Google mette a disposizione di tutte le scuole che utilizzano G Suite for Education alcune funzionalità avanzate di Hangouts Meet. Queste includono: videochiamate con fino a 250 partecipanti, streaming live fino a 100.000 utenti e la possibilità di registrare e salvare i meeting su Google Drive.
  • Classroom: per creare classi virtuali, distribuire compiti e test, dare e ricevere commenti su un’unica piattaforma.
  • Drive: per archiviare qualsiasi file in modo sicuro e illimitato. Insegnanti e studenti possono condividere i file in modo rapido, invitando altre persone a visualizzare, commentare e modificare qualsiasi file o cartella. L’autore mantiene il controllo del documento e può gestirne l’accesso in qualunque momento.
  • Moduli: per creare e somministrare test, quiz e sondaggi o creare rapidamente un elenco di presenze o turni.

Weschool

È la piattaforma di classe digitale di TIM che permette ai docenti, da smartphone, tablet o computer, di portare in modo molto semplice la propria classe online, condividere materiali, creare discussioni, discutere sui contenuti, gestire lavori di gruppo, verifiche e test. È inoltre presente un’aula virtuale per fare video streaming a distanza.

Tanti strumenti, tanta confusione

Gli strumenti digitali per la didattica a distanza sono senz’altro numerosissimi. In questi giorni quelli che prima erano nomi noti solo ad alcuni insegnanti “un po’ nerd”, come Edmodo, Argo, Spaggiari, Zoom, iniziano a diventare familiari un po’ a tutti, anche alle famiglie degli studenti.
Tanti anche gli strumenti che non nascono in modo specifico per l’e-learning ma che si prestano allo scopo. I docenti, anche per aggirare la scarsa disponibilità di dispositivi e di conoscenze tecnologiche, nei contesti più svantaggiati, usano Skype o addirittura WhatsApp per la didattica.
Il digital divide incombe come ostacolo insormontabile, specie in alcune aree del Paese.

Il problema principale riguarda l’incapacità di alcuni insegnanti nell’usare disinvoltamente queste risorse validissime. Ci si muove infatti in un mondo in cui gli studenti, nativi digitali, sono più a proprio agio rispetto ai docenti.
In alcuni casi, in mancanza di direttive univoche e per esigenze differenti, ogni insegnante ha scelto di usare uno strumento diverso. Gli studenti si trovano quindi a dover cambiare ambienti didattici e software a seconda della materia con non pochi disagi e senso di disorientamento.

Procedure da rispettare

Il decreto del 4 marzo in sostanza consente ai dirigenti la facoltà di attivazione di un percorso sperimentale, ma è condizione di procedibilità il sentire il collegio docenti. Dunque, è necessario un pronunciamento di questo organo. Questo significa che un provvedimento di didattica a distanza deciso unilateralmente dal dirigente scolastico è passibile di illegittimità con le conseguenze che possono derivarne. Ad esempio, se uno studente non effettua i compiti decisi con questa modalità, decisa senza l’aver sentito il collegio docenti, questo non potrà essere sanzionato, perché la sanzione potrebbe essere illegittima dal momento che illegittimo è il modus con cui si è arrivati a determinare la didattica a distanza. Idem per la valutazione degli elaborati.

Il problema principale è l’assenza di indicazioni dal Ministero su come snellire alcune procedure che dovrebbero invece rientrare nello standard in una scuola moderna.
La situazione è dunque complessa ed emergenziale ma sperimentare è un conto, affidarsi all’improvvisazione è tutt’altra cosa.

Didattica a distanza ed inclusione

La didattica a distanza può creare non pochi disagi, se improvvisata e non strutturata con criterio, anche agli studenti con disabilità e ai docenti di sostegno. È inutile negarlo, la didattica a distanza rischia di aumentare le diseguaglianze e di mettere in secondo piano che la scuola non è solo apprendimento ma anche relazione; ed è l’inclusione degli studenti disabili ad aver più bisogno di questa relazione.

Le famiglie, come al solito, devono farsi carico di tutto; si dà poi per scontato che abbiano gli strumenti per far fronte a questo nuovo modo di “fare scuola”.
Rischiano dunque di restare indietro le fasce più vulnerabili: non solo gli studenti disabili, ma anche gli stranieri, i DSA, quelli che vivono in contesti sociali disagiati. Se da un lato, in una situazione di emergenza come quella attuale, la didattica a distanza permette di non interrompere l’attività di apprendimento, è bene ricordare che la scuola non è solo un addestramento ad apprendere: se devo solo imparare nozioni, mi basta accendere il computer e studiare il materiale messo a disposizione dall’insegnante ma come quando si impara a guidare si ha bisogno dell’istruttore accanto. Occorre quindi che la scuola sia pronta a gestire queste esigenze anche a distanza con l’utilizzo delle tecnologie.

Le difficoltà in questo contesto particolare sono tantissime e gli insegnanti così come anche i dirigenti si sono trovati impreparati ad affrontarle. Un primo passo sicuramente è quello di collaborare con le insegnanti di sostegno, mettendo a punto materiale personalizzato. Molto importante per questa categoria di apprendenti è anche il feedback continuo, dunque l’insegnante deve cercare degli strumenti capaci di dare feedback immediati in modo che lo studente possa percepire un minimo di relazione seppur digitale.

Didattica a distanza tra GDPR e Cookie policy

Il rispetto della normativa sulla privacy e del GDPR infine sono un aspetto assai critico e da non sottovalutare perché potrebbe esporre gli istituti a gravi pregiudizi in caso di violazioni.

In momenti concitati e presi dal panico dell’emergenza si tende a sottovalutare il doveroso rispetto di una normativa che, già di per sé, nasconde diverse insidie interpretative.

Ad esempio capita che alcuni istituti e docenti utilizzino strumenti per la didattica a distanza senza un consenso esplicito e scritto fornito dopo una adeguata informativa sul trattamento dei dati degli studenti che, specie se si usano strumenti di terze parti e non piattaforme e-learning installate sui server su cui risiede il dominio dell’istituto, vengono comunicati a terzi e da questi conservati e richiederebbero quindi un adeguamento della privacy policy ed uno specifico consenso.

Le difficoltà aumentano per la didattica a distanza posta in essere con i minori di anni 14 che non possono essere titolari di un account di posta elettronica che invece è indispensabile per la registrazione ad alcuni servizi utilizzati per la didattica a distanza.

In questi giorni, sollecitati da insegnanti che chiedevano informazioni e aiuto, ci è capitato di navigare su siti web di istituti scolastici che palesemente non sono adeguati al GDPR ed al regolamento europeo sui cookies.

Insomma si tratta di aspetti, tutt’altro che secondari che riguardano ogni azione didattica basata sulle nuove tecnologie; se non fossero presi seriamente in considerazione potrebbero mettere a repentaglio la didattica a distanza svolta senza il rispetto della normativa sul GDPR, esponendo, come dicevamo, a gravi pregiudizi istituti e dirigenti scolastici.

Cogliamo l’occasione per sensibilizzare quindi i dirigenti scolastici sul rispetto delle norme dettate dal GDPR, e dal regolamento europeo sui cookies e sugli aspetti legati all’accessibilità dei siti degli istituti scolastici.
Se volete sapere se il sito del vostro istituto è “GDPR compliant” o rispetta il regolamento europeo sui cookies contattateci per una consulenza sull’adeguamento.

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