La didattica a distanza è una di quelle opportunità che possono essere colte in periodi cruciali come quello vissuto dalla scuola italiana nella primavera 2020, a causa delle misure adottate per la prevenzione della diffusione del contagio da Covid-19.
Il mondo della scuola, che fino allo scoppio della pandemia aveva concentrato la propria attenzione su strumenti tecnologici da utilizzare in classe come LIM e tablet, si rese conto allora che quegli strumenti potevano essere insufficienti e che costituivano solo un primissimo e timido passo verso l’utilizzo pieno delle possibilità offerte dalle nuove tecnologie per la didattica.
Nota: Questo articolo che segue è stato pubblicato nel marzo 2020, all’avvio dell’emergenza sanitaria da Covid-19, e viene qui mantenuto come documento storico della prima, improvvisa transizione della scuola italiana alla didattica a distanza. Riferimenti normativi, denominazioni ministeriali e nomi di piattaforme sono quelli dell’epoca; le considerazioni più generali sulla didattica a distanza restano valide anche oggi.
La didattica a distanza è il nostro “pane quotidiano” dal 2008, da quando eroghiamo i nostri corsi online di didattica dell’italiano a stranieri; in quel periodo ci ha fatto un certo effetto sentir dire docenti, dirigenti scolastici ed istituzioni universitarie che “iniziavano la sperimentazione”.
In tutta onestà a noi pareva decisamente un po’ tardi per iniziare a sperimentare, ma le occasioni di crescita non colte in passato non dovevano diventare una giustificazione per non cogliere quella nuova occasione, che si presentava in modo più pressante e tangibile che mai.
Ordinariamente si può fare affidamento sulla didattica in aula a cui affiancare la didattica a distanza. In situazioni in cui la didattica tradizionale non è attuabile, però, ci si rende conto di quanto si sia impreparati a percorrere le nuove strade della didattica a distanza, come ha mostrato in modo eclatante l’esperienza italiana del 2020.
La situazione è poi ulteriormente complicata da aspetti che vengono sottovalutati o ignorati del tutto, sui quali vorremmo anche porre l’accento.
Le scuole in ordine sparso sulla formazione a distanza
Come previsto dal DPCM del 9 marzo 2020, recante disposizioni per il contrasto e il contenimento del diffondersi del virus Covid-19, furono sospesi fino al 3 aprile 2020 tutti i servizi educativi per l’infanzia e le attività didattiche nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle università. La sospensione fu poi più volte prorogata, di fatto fino al termine dell’anno scolastico 2019/2020, costringendo l’intero sistema scolastico a una conversione integrale alla didattica a distanza.
Quel decreto, indispensabile per cercare di arrestare la diffusione del nuovo coronavirus, causò, inutile nasconderlo, non poche difficoltà agli insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado, costretti a utilizzare come unico strumento didattico software e piattaforme digitali mai usati prima.
Il governo, nel precedente DPCM del 4 marzo 2020, aveva lasciato ai dirigenti la responsabilità di attivare “per tutta la durata della sospensione delle attività didattiche nelle scuole, modalità di didattica a distanza, avuto anche riguardo alle specifiche esigenze degli studenti con disabilità”.
Gli strumenti della didattica a distanza: non solo registro elettronico
Uno degli strumenti più diffusi nella scuola è il registro elettronico, che consente una certa operatività anche se non nasce con la specifica missione di essere una piattaforma per la formazione a distanza.
Ad esempio non è possibile sapere per il docente se lo studente ha visualizzato o meno un file. In mancanza d’altro, specialmente nei primi giorni dell’emergenza Covid-19, questo si rivelò uno strumento molto utile per gestire la situazione.
Registrammo allora anche le difficoltà legate all’impatto del massiccio utilizzo sulle infrastrutture tecnologiche. I docenti ci raccontavano che i registri elettronici sopportavano un carico di lavoro che non si era mai visto e che spesso rallentavano, si bloccavano e rendevano più difficoltoso il loro lavoro.
Il MIUR (divenuto poi MIM) si attivò consigliando alcuni strumenti per la didattica a distanza. Ve ne riportiamo alcuni, mantenendo la denominazione dell’epoca. Per un approfondimento sull’evoluzione di questi strumenti rimandiamo all’articolo dedicato alle nuove tecnologie nella didattica a distanza.
Webinar gratuiti INDIRE sulla didattica a distanza
Nel marzo 2020 l’INDIRE lanciò un’iniziativa di solidarietà tra scuole per superare l’emergenza Covid-19 e, al contempo, sperimentare soluzioni per la didattica a distanza con metodologie e strumenti innovativi, nell’ambito del progetto Avanguardie Educative. Sul sito dell’INDIRE erano disponibili webinar gratuiti per gli insegnanti dedicati agli strumenti per la didattica a distanza.
Google e G Suite for Education
G Suite for Education (rebrandizzata in seguito Google Workspace for Education a partire dall’ottobre 2020) comprendeva all’epoca diversi strumenti messi a disposizione da Google, tra cui:
- Hangouts Meet (oggi Google Meet, dopo il rebranding di aprile 2020): per comunicare via chat e videoconferenza, tra due o più persone. Comprende strumenti per l’accessibilità, come i sottotitoli automatici. Per fronteggiare l’emergenza, fino al 30 settembre 2020 Google mise a disposizione di tutte le scuole che utilizzavano G Suite for Education alcune funzionalità avanzate di Hangouts Meet: videochiamate con fino a 250 partecipanti, streaming live fino a 100.000 utenti e la possibilità di registrare e salvare i meeting su Google Drive.
- Classroom: per creare classi virtuali, distribuire compiti e test, dare e ricevere commenti su un’unica piattaforma.
- Drive: per archiviare qualsiasi file in modo sicuro e illimitato. Insegnanti e studenti possono condividere i file in modo rapido, invitando altre persone a visualizzare, commentare e modificare qualsiasi file o cartella. L’autore mantiene il controllo del documento e può gestirne l’accesso in qualunque momento.
- Moduli: per creare e somministrare test, quiz e sondaggi o creare rapidamente un elenco di presenze o turni.
WeSchool
È una piattaforma di classe digitale italiana, all’epoca dell’emergenza “powered by TIM” nell’ambito del progetto #LaScuolaContinua, che permette ai docenti, da smartphone, tablet o computer, di portare in modo molto semplice la propria classe online, condividere materiali, creare discussioni, discutere sui contenuti, gestire lavori di gruppo, verifiche e test. È inoltre presente un’aula virtuale per fare video streaming a distanza.
Tanti strumenti, tanta confusione
Gli strumenti digitali per la didattica a distanza sono senz’altro numerosissimi. Nei mesi del lockdown del 2020 quelli che fino a poco prima erano nomi noti solo ad alcuni insegnanti “un po’ nerd”, come Edmodo, Argo, Spaggiari, Zoom, iniziarono a diventare familiari un po’ a tutti, anche alle famiglie degli studenti.
Numerosi anche gli strumenti che non nascono in modo specifico per l’e-learning ma che si prestano allo scopo. I docenti, anche per aggirare la scarsa disponibilità di dispositivi e di conoscenze tecnologiche nei contesti più svantaggiati, ricorsero a Skype o addirittura a WhatsApp per la didattica.
Il digital divide si rivelò un ostacolo quasi insormontabile, specie in alcune aree del Paese, e resta tuttora una criticità strutturale per la scuola italiana.
Un problema ricorrente riguarda l’incapacità di alcuni insegnanti nell’usare disinvoltamente queste risorse validissime. Ci si muove infatti in un mondo in cui gli studenti, nativi digitali, sono spesso più a proprio agio rispetto ai docenti.
In molti casi, in mancanza di direttive univoche e per esigenze differenti, ogni insegnante scelse di usare uno strumento diverso. Gli studenti si trovarono quindi a dover cambiare ambienti didattici e software a seconda della materia, con non pochi disagi e senso di disorientamento.
Procedure da rispettare
Il DPCM del 4 marzo 2020 consentiva ai dirigenti la facoltà di attivazione di un percorso sperimentale, ponendo come condizione di procedibilità il sentire il collegio docenti. Era dunque necessario un pronunciamento di questo organo: un provvedimento di didattica a distanza deciso unilateralmente dal dirigente scolastico sarebbe stato passibile di illegittimità, con le conseguenze che potevano derivarne. Ad esempio, se uno studente non avesse svolto i compiti decisi con quella modalità senza che fosse stato sentito il collegio docenti, non avrebbe potuto essere sanzionato, perché la sanzione sarebbe stata illegittima dal momento che illegittimo era il modus con cui si era arrivati a determinare la didattica a distanza. Idem per la valutazione degli elaborati.
Il problema principale, in quei mesi, era l’assenza di indicazioni dal Ministero su come snellire alcune procedure che dovrebbero invece rientrare nello standard in una scuola moderna.
La situazione era dunque complessa ed emergenziale, ma sperimentare era un conto, affidarsi all’improvvisazione tutt’altra cosa.
Didattica a distanza ed inclusione
La didattica a distanza può creare non pochi disagi, se improvvisata e non strutturata con criterio, anche agli studenti con disabilità e ai docenti di sostegno. È inutile negarlo: la didattica a distanza rischia di aumentare le diseguaglianze e di mettere in secondo piano il fatto che la scuola non è solo apprendimento ma anche relazione; ed è proprio l’inclusione degli studenti disabili ad aver più bisogno di questa relazione, come l’esperienza del 2020 ha mostrato in modo lampante.
Le famiglie, come al solito, devono farsi carico di tutto; si dà poi per scontato che abbiano gli strumenti per far fronte a questo nuovo modo di “fare scuola”.
Rischiano dunque di restare indietro le fasce più vulnerabili: non solo gli studenti disabili, ma anche gli stranieri, i DSA, quelli che vivono in contesti sociali disagiati. Se da un lato, in una situazione di emergenza come quella che la scuola italiana ha vissuto nel 2020, la didattica a distanza permette di non interrompere l’attività di apprendimento, è bene ricordare che la scuola non è solo un addestramento ad apprendere: se devo solo imparare nozioni, mi basta accendere il computer e studiare il materiale messo a disposizione dall’insegnante, ma come quando si impara a guidare si ha bisogno dell’istruttore accanto. Occorre quindi che la scuola sia pronta a gestire queste esigenze anche a distanza con l’utilizzo delle tecnologie.
Le difficoltà nel contesto del 2020 furono tantissime e gli insegnanti, così come i dirigenti, si trovarono impreparati ad affrontarle. Un primo passo, ieri come oggi, è quello di collaborare con le insegnanti di sostegno mettendo a punto materiale personalizzato. Molto importante per questa categoria di apprendenti è anche il feedback continuo: l’insegnante deve cercare strumenti capaci di dare feedback immediati, in modo che lo studente possa percepire un minimo di relazione, seppur digitale.
Didattica a distanza tra GDPR e Cookie policy
Il rispetto della normativa sulla privacy e del GDPR è un aspetto assai critico e da non sottovalutare, perché può esporre gli istituti a gravi pregiudizi in caso di violazioni.
Nei momenti concitati dell’emergenza Covid-19, presi dal panico, si tendeva a sottovalutare il doveroso rispetto di una normativa che, già di per sé, nasconde diverse insidie interpretative.
Ad esempio capita che alcuni istituti e docenti utilizzino strumenti per la didattica a distanza senza un consenso esplicito e scritto fornito dopo un’adeguata informativa sul trattamento dei dati degli studenti che, specie se si usano strumenti di terze parti e non piattaforme e-learning installate sui server su cui risiede il dominio dell’istituto, vengono comunicati a terzi e da questi conservati, e richiederebbero quindi un adeguamento della privacy policy e uno specifico consenso.
Le difficoltà aumentano per la didattica a distanza posta in essere con i minori di anni 14, che non possono essere titolari di un account di posta elettronica autonomo, indispensabile invece per la registrazione ad alcuni servizi utilizzati per la didattica a distanza.
Nei mesi dell’emergenza Covid-19, sollecitati da insegnanti che chiedevano informazioni e aiuto, ci è capitato di navigare su siti web di istituti scolastici palesemente non adeguati al GDPR e al regolamento europeo sui cookie.
Insomma si tratta di aspetti tutt’altro che secondari, che riguardano ogni azione didattica basata sulle nuove tecnologie: se non vengono presi seriamente in considerazione, possono mettere a repentaglio la didattica a distanza svolta senza il rispetto della normativa sul GDPR, esponendo a gravi pregiudizi istituti e dirigenti scolastici.
Cogliamo l’occasione per sensibilizzare quindi i dirigenti scolastici sul rispetto delle norme dettate dal GDPR, dal regolamento europeo sui cookie e sugli aspetti legati all’accessibilità dei siti degli istituti scolastici.

























