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SPRAR e decreto Salvini, ecco cosa cambia

I corsi di italiano L2 per migranti potrebbero essere messi a rischio dall'approvazione delle nuove norme sugli SPRAR contenute nel "decreto Salvini"
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SPRAR e decreto Salvini, ecco cosa cambia. SPRAR Sistema di Protezione per Richiedenti AsiloLe conseguenze del “decreto sicurezza” o “decreto Salvini” sugli SPRAR è la notizia che ha suscitato molto interesse nel mondo degli insegnanti di italiano a stranieri perché molti sono coloro che sono impegnati nell’insegnamento dell’italiano come L2 in contesti migratori.

La verità sui 35 Euro per migrante

La notizia dell’approvazione del decreto Salvini è stata sommariamente riassunta con la riduzione dei fondi in dotazione agli SPRAR dai 35 Euro attuali a 20 Euro.
Ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza sulla questione. Molti pensano che ci sia effettivamente una dotazione giornaliera di 35 Euro che spetta agli ospiti degli SPRAR; in realtà non è così.

La cifra di 35 Euro al girono è una stima approssimativa, fatta dalla Corte dei Conti nel 2015, sulla spesa dello Stato per i migranti. La stima approssimativa, operata a livello nazionale, nascondeva tuttavia divari grandissimi a livello regionale. Si passava infatti dai 5 Euro, in media, della Sicilia ai 35 Euro, in media, della Liguria.
Il cosiddetto “pocket money”, cioè i soldi spettanti ai migranti per le esigenze quotidiane, sono in realtà molti di meno, appena 2,5 Euro.
Come si arriva allora alla cifra di 35 Euro?
Questa fantomatica cifra, al netto del pocket money appunto, va alle cooperative che operano nell’accoglienza per coprire spese come vitto, alloggio, pulizia dei locali, stipendi del personale dei centri, corsi di lingua ed altri servizi.

L’Italia è tra i Paesi Europei che spende meno per l’accoglienza

I dati attualmente disponibili sulla spesa in Europa consentono di stilare una classifica della spesa media per l’accoglienza nei Paesi Europei. L’Italia non è affatto ai primi posti di questa classifica.
Prendiamo in considerazione ancora la cifra dei 35 Euro e confrontiamola con i dati contenuti in un documento dell’European Migration Network (dati risalenti ad agosto 2017)

La classifica dei Paesi che sopportano un costo giornaliero per i richiedenti asilo in Europa occidentale è la seguente:
Olanda 63 Euro
Belgio 51,14 Euro (incluso il costo del personale)
Finlandia 49 Euro (per gli adulti nei centri di accoglienza – Per i minori la cifra è maggiore)
Svezia 40 Euro (per i migranti nei centri di accoglienza)
Slovacchia 40 Euro al giorno circa
Germania 35 Euro al giorno circa
Italia 35 Euro al giorno circa
Francia 24 Euro al giorno (per i richiedenti asilo mentre la cifra scende per l’accoglienza nelle strutture di emergenza)
Seguono altri stati come Polonia, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda, Croazia, mentre per altre nazioni è difficile avere cifre precise.

SPRAR e decreto Salvini, ecco cosa cambia


La rete SPRAR viene riservata solo ai minori e rifugiati. Per i richiedenti asilo la sistemazione possibile è solo quella dei CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo).
Nel sistema SPRAR, occorre ribadirlo, non è possibile fare lucro e ogni spesa dev’essere giustificata e rendicontata al Ministero.
Il sistema CAS invece funziona sul massimo ribasso e non sulla valutazione della qualità del servizio offerto.

La base d’asta dei 35 Euro al giorno ora passa, con l’approvazione del decreto, a 19 euro al giorno, incidendo notevolmente sulla possibilità di offerta che ovviamente dovrà tagliare servizi non essenziali, tra cui anche i corsi di lingua ed altre attività come ad esempio il supporto psicologico.

A cosa rinunciare?

Ricordiamo tuttavia che tra i bisogni primari, non solo per i migranti, ma anche per gli operatori, vi è la necessità di comunicare e quindi di mettere in grado i migranti di farlo nella nostra lingua.
È importante inoltre ricordare che anche con dotazioni minime (vedi la media di 5 Euro per migrante a cui si faceva riferimento prima per la Regione Sicilia) venivano erogati corsi di lingua italiana negli SPRAR.

Con il “decreto Salvini“, si stabilisce poi che “La concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER).

Verosimilmente la riduzione delle dotazioni economiche potrebbe essere compensata dalla riduzione dei destinatari dei servizi e ci potrebbe essere un riassesto ed una riorganizzazione della spesa che, se oculata, potrebbe consentire di conservare l’erogazione dei servizi attuali, ovviamente non senza qualche difficoltà e magari con il coinvolgimento di altri soggetti.

Ultima ed importante notazione è relativa allo strumento normativo utilizzato, il decreto. Il decreto ha vigore immediato ed è un provvedimento adottato dal governo in casi di necessità ed urgenza. È però necessaria una conversione in legge, da parte del parlamento, entro 60 giorni dalla sua entrata in vigore, pena la decadenza.

Trascorso un primo “periodo caldo” in cui l’attenzione dei media si focalizza su queste tematiche, si ragionerà “a freddo”. Dopo due mesi dall’entrata in vigore del decreto, il parlamento dovrà convertire in legge un decreto, avendo già esperienza delle criticità rilevate nei due mesi di applicazione, ed in questa occasione, potrà apportare delle modifiche che potrebbero anche essere sostanziali.

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martedì novembre 13 2018

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