SPRAR e decreto Salvini

I corsi di italiano L2 per migranti a rischio dall'approvazione delle norme sugli SPRAR contenute nel "decreto Salvini"

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SPRAR e decreto SalviniLe conseguenze del “decreto sicurezza” o “decreto Salvini” sugli SPRAR furono, nell’autunno 2018, una delle notizie che suscitarono più interesse nel mondo degli insegnanti di italiano a stranieri, perché molti sono coloro che operano nell’insegnamento dell’italiano come L2 in contesti migratori.

La verità sui 35 euro per migrante

La notizia dell’approvazione del decreto Salvini fu sommariamente riassunta con la riduzione dei fondi in dotazione agli SPRAR da circa 35 euro a circa 20 euro al giorno. Cerchiamo però di fare un po’ di chiarezza sulla questione: molti pensano che esistesse davvero una dotazione giornaliera di 35 euro a beneficio degli ospiti degli SPRAR; in realtà non era così.

La cifra di 35 euro al giorno era una stima approssimativa, fatta dalla Corte dei Conti nel 2015, sulla spesa dello Stato per i migranti. La stima, operata a livello nazionale, nascondeva tuttavia divari grandissimi a livello regionale: si passava infatti dai 5 euro, in media, della Sicilia ai 35 euro, in media, della Liguria. Il cosiddetto “pocket money”, cioè i soldi spettanti ai migranti per le esigenze quotidiane, era in realtà ben più basso, appena 2,5 euro.

Come si arrivava allora alla cifra di 35 euro? Questa cifra, al netto del pocket money, andava alle cooperative che operano nell’accoglienza per coprire spese come vitto, alloggio, pulizia dei locali, stipendi del personale dei centri, corsi di lingua e altri servizi.

L’Italia tra i Paesi europei che spendevano meno per l’accoglienza

I dati disponibili all’epoca sulla spesa in Europa consentivano di stilare una classifica della spesa media per l’accoglienza nei Paesi europei, e l’Italia non figurava affatto ai primi posti. Prendendo come riferimento la cifra dei 35 euro e confrontandola con i dati contenuti in un documento dell’European Migration Network (dati risalenti ad agosto 2017), la classifica dei Paesi che sostenevano un costo giornaliero per i richiedenti asilo in Europa occidentale risultava la seguente:

Olanda 63 euro
Belgio 51,14 euro (incluso il costo del personale)
Finlandia 49 euro (per gli adulti nei centri di accoglienza; per i minori la cifra era maggiore)
Svezia 40 euro (per i migranti nei centri di accoglienza)
Slovacchia 40 euro al giorno circa
Germania 35 euro al giorno circa
Italia 35 euro al giorno circa
Francia 24 euro al giorno (per i richiedenti asilo, mentre la cifra scendeva per l’accoglienza nelle strutture di emergenza)

Seguivano altri Stati come Polonia, Austria, Repubblica Ceca, Irlanda e Croazia, mentre per altre nazioni era difficile reperire cifre precise.

SPRAR e decreto Salvini, ecco cosa cambiò

Sprar e decreto SalviniCon il decreto la rete SPRAR venne riservata ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Per i richiedenti asilo la sistemazione possibile restava quella dei centri di prima accoglienza, cioè i CARA (Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo) e i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria).

Nel sistema SPRAR, occorre ribadirlo, non era possibile fare lucro e ogni spesa doveva essere giustificata e rendicontata al Ministero. Il sistema CAS, invece, funziona sul massimo ribasso e non sulla valutazione della qualità del servizio offerto.

La base d’asta, con il nuovo capitolato di gara, passò da circa 35 euro a circa 19 euro al giorno (con importi variabili a seconda della tipologia e della dimensione del centro), incidendo notevolmente sull’offerta, che avrebbe dovuto tagliare i servizi considerati non essenziali, tra cui anche i corsi di lingua e altre attività come il supporto psicologico.

A cosa rinunciare?

Ricordiamo tuttavia che tra i bisogni primari, non solo per i migranti ma anche per gli operatori, vi è la necessità di comunicare e quindi di mettere in grado i migranti di farlo nella nostra lingua. È importante inoltre ricordare che anche con dotazioni minime (come la media di 5 euro per migrante a cui si faceva riferimento prima per la Regione Sicilia) venivano comunque erogati corsi di lingua italiana negli SPRAR.

Con il decreto Salvini si stabilì poi che “la concessione della cittadinanza italiana ai sensi degli articoli 5 e 9 è subordinata al possesso, da parte dell’interessato, di un’adeguata conoscenza della lingua italiana, non inferiore al livello B1 del Quadro Comune Europeo di Riferimento per le Lingue (QCER)“. Questo requisito linguistico, introdotto dalla riforma del 2018, è tuttora in vigore per la cittadinanza per matrimonio e per residenza, con la sola eccezione, riconosciuta dalla Corte costituzionale (sentenza n. 25/2025), di chi presenta una disabilità grave certificata che impedisce l’apprendimento della lingua.

Dal decreto alla legge: che cosa è successo dopo

Il decreto sicurezza era un decreto-legge: uno strumento con vigore immediato, adottato dal governo in casi di necessità e urgenza, che deve però essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni, pena la decadenza. Il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113 fu effettivamente convertito, con modificazioni, nella legge 1 dicembre 2018, n. 132, che ha confermato l’impianto della riforma e la trasformazione del sistema di accoglienza.

Proprio con questa riforma lo SPRAR fu ridenominato SIPROIMI (Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati). Il quadro è poi cambiato di nuovo: il decreto-legge 130/2020 (convertito nella legge 173/2020) ha istituito il sistema di accoglienza e integrazione (SAI), riaprendo la rete dei comuni anche ai richiedenti asilo, mentre il successivo decreto Cutro (decreto-legge 20/2023, convertito nella legge 50/2023) è tornato a escluderli. Il sistema di accoglienza, insomma, è in continua evoluzione e va sempre verificato alla luce delle disposizioni più recenti.

Al di là delle oscillazioni normative, l’insegnamento dell’italiano L2 resta una competenza centrale nei percorsi di accoglienza e integrazione. Chi desidera lavorare in questo ambito trova nella formazione glottodidattica e nelle certificazioni in didattica dell’italiano L2 gli strumenti per acquisire un metodo solido e un titolo riconosciuto, spendibile nei progetti di accoglienza come negli altri contesti dell’italiano per stranieri.

Domande frequenti su SPRAR e decreto Salvini

Lo SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati) era la rete di “seconda accoglienza” gestita dai comuni, a lungo perno del sistema italiano di accoglienza dei migranti. Offriva, oltre a vitto e alloggio, servizi di accompagnamento all’integrazione come orientamento ai servizi del territorio, supporto sociale e psicologico e corsi di lingua italiana.

Il decreto Salvini (decreto-legge 113/2018, convertito nella legge 132/2018) ha ridisegnato l’accoglienza: la rete è stata ridenominata SIPROIMI e riservata ai titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. I richiedenti asilo sono stati esclusi dalla seconda accoglienza e indirizzati ai centri di prima accoglienza, cioè CARA e CAS.

I 35 euro non erano una somma versata al singolo migrante, ma una stima media della Corte dei Conti del 2015 sulla spesa complessiva per l’accoglienza, con forti divari regionali. Di quella cifra il “pocket money” effettivo era di circa 2,5 euro, mentre il resto copriva vitto, alloggio, personale e servizi. Con il nuovo capitolato del 2018 la base d’asta scese a circa 19 euro al giorno, con importi variabili in base al tipo e alla dimensione del centro.

La riduzione dei fondi mise a rischio i servizi considerati non essenziali, tra cui i corsi di lingua e il supporto psicologico. L’apprendimento dell’italiano resta però un bisogno primario per l’integrazione, e anche con dotazioni minime i corsi di lingua italiana sono storicamente stati erogati nei progetti di accoglienza.

Sì. Dalla riforma del 2018 la concessione della cittadinanza italiana per matrimonio e per residenza è subordinata al possesso di una conoscenza della lingua italiana non inferiore al livello B1 del QCER. Il requisito è tuttora in vigore, con l’eccezione, riconosciuta dalla Corte costituzionale, di chi ha una disabilità grave certificata che impedisce l’apprendimento della lingua.

Sono le tre denominazioni successive dello stesso sistema di accoglienza degli enti locali. Lo SPRAR è stato ridenominato SIPROIMI dal decreto Salvini (2018), con accesso ristretto ai titolari di protezione e ai minori non accompagnati; con il decreto-legge 130/2020 è diventato SAI, il sistema di accoglienza e integrazione, poi nuovamente modificato dal decreto Cutro del 2023.

Sì. Nonostante le riforme che si sono succedute, l’insegnamento dell’italiano ai migranti rimane centrale nei percorsi di accoglienza e in molti altri contesti. Per operare in quest’ambito sono utili una preparazione glottodidattica specifica e una certificazione in didattica dell’italiano L2 come Cedils, Ditals o Dils-PG.

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