Studenti con cittadinanza non italiana nella scuola pubblica

Una analisi del report annuale dell'ufficio statistica del MIUR sulla presenza degli studenti con cittadinanza non italiana.

Pubblicato il · aggiornato il

Quanti sono gli studenti con cittadinanza non italiana nella scuola pubblica? Ogni anno l’Ufficio di Statistica del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) pubblica i dati raccolti nell’anno scolastico precedente e li rende disponibili come open data. Tra i dati di maggiore interesse vi sono proprio quelli relativi agli studenti con cittadinanza non italiana.

I dati più recenti disponibili sono quelli dell’anno scolastico 2022/2023. Il notiziario, curato dall’Ufficio di Statistica del Ministero, raccoglie ogni anno numerose tavole, grafici e una corposa appendice statistica e analizza la partecipazione dei bambini e dei giovani di origine migratoria al sistema scolastico italiano, rivelando, tra l’altro, la consistente presenza delle seconde generazioni.

L’Osservatorio Nazionale per l’Integrazione degli alunni stranieri e l’educazione interculturale del Ministero evidenzia in proposito come vi siano tipologie di studenti e studentesse che, pur provvisti di cittadinanza italiana, vivono in un ambiente familiare non italofono, dove si parla una lingua diversa da quella d’istruzione. Vi sono inoltre i figli di coppie miste così come alunni arrivati per adozione internazionale. La presenza di questi studenti nelle scuole e le questioni che ne derivano sono fatti di cui le comunità scolastiche sono senz’altro consapevoli e di cui già tengono conto negli specifici interventi e progetti di inclusione e di educazione interculturale.

Studenti con cittadinanza non italiana nella scuola pubblica

Dall'anno scolastico 1983/1984, da quando cioè si registrano dati statistici attendibili, il numero degli studenti con cittadinanza non italiana è cresciuto in modo pressoché costante. L'unica battuta d'arresto si è registrata nell'anno scolastico 2020/2021, complici gli effetti della pandemia, con un calo di circa 11 mila unità (865.388 studenti). Già dall'anno successivo la crescita è ripresa: nell'anno scolastico 2022/2023 gli studenti con cittadinanza non italiana hanno raggiunto quota 914.860, con un incremento di 42.500 unità (+4,9%) rispetto all'anno precedente, pari all'11,2% della popolazione scolastica.

La distribuzione per ordini di scuola mostra che la primaria resta il settore che assorbe il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana (Vedi i testi per insegnare italiano a bambini stranieri), mentre l'incidenza è più contenuta nella secondaria di secondo grado (Vedi la proposta bibliografica per insegnare italiano a studenti stranieri nella secondaria di I grado).

Distribuzione geografica e Paesi di origine degli studenti con cittadinanza non italiana

La presenza degli studenti con cittadinanza non italiana non è omogenea sul territorio: circa due terzi si concentrano nelle regioni del Nord, poco meno di un quarto nel Centro e la quota restante nel Mezzogiorno. La Lombardia è la regione con il maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, circa un quarto del totale nazionale; seguono l'Emilia-Romagna, che presenta la più alta incidenza in rapporto alla popolazione scolastica regionale, il Veneto, il Lazio, il Piemonte e la Toscana. A livello provinciale, considerando le scuole statali di primaria e secondaria, l'incidenza più elevata si registra a Prato, dove gli studenti con cittadinanza non italiana sfiorano il 30%, seguita da Piacenza, Parma, Imperia e Cremona, tutte oltre il 20%.

Quanto ai Paesi di origine, le comunità più numerose sono quella rumena (148.826 studenti, il 16,3% degli alunni con cittadinanza non italiana), quella albanese (118.745, il 13,0%) e quella marocchina (114.097, il 12,5%): da sole rappresentano oltre il 40% del totale. Seguono Cina (5,3%), Ucraina (4,7%), Egitto (4,1%), India (3,6%), Bangladesh (3,0%), Moldavia (2,8%) e Pakistan (2,6%). La presenza crescente di studenti ucraini riflette gli effetti del conflitto in corso, che ne ha accelerato gli arrivi.

Dall'analisi dei dati si possono rilevare elementi di grande interesse. Ad esempio il dato differenziale tra il numero complessivo di alunni stranieri e quello dei nati all'estero consente di avere una seconda misurazione, oltre al dato diretto, della popolazione dei cosiddetti studenti NAI (Neo Arrivati in Italia). Questo tipo di analisi incrociata consente soprattutto di intravedere un andamento: la presenza nella scuola primaria di alunni con cittadinanza straniera è un dato che si ritroverà, tra qualche anno, nella secondaria di primo e secondo grado, come una sorta di onda che avanza con il procedere degli studenti nel percorso di istruzione.

Questi dati, letti in prospettiva, possono dare indicazioni sulle necessità degli anni a venire in termini di organico di docenti con competenze in didattica dell'italiano L2. La distribuzione geografica per ordini di scuola è inoltre utile a individuare una linea di tendenza relativa alle regioni e ai territori in cui i docenti specializzati in didattica dell'italiano a stranieri sono e saranno sempre più necessari.

I nati in Italia rappresentano ormai circa due terzi degli studenti con cittadinanza non italiana, segno del radicamento delle seconde generazioni; in Veneto la quota supera il 72%. Dopo la flessione degli ingressi registrata negli anni della pandemia, il numero di studenti entrati per la prima volta nel sistema scolastico italiano è tornato a crescere, sospinto anche dalla ripresa degli spostamenti e dai flussi legati al conflitto in Ucraina.

Il nodo dell'inclusione

Nel notiziario viene anche fatto notare che un aspetto centrale del processo di inclusione scolastica degli alunni con cittadinanza non italiana è la loro distribuzione nelle scuole e, all'interno delle scuole, tra le classi. Al fine di evitare la concentrazione degli alunni con background migratorio in determinate scuole e favorire piuttosto una loro distribuzione equilibrata, il Ministero ha fissato alcuni criteri organizzativi circa la loro distribuzione tra le scuole e nelle singole classi.

In base alle disposizioni ministeriali del 2010 (circolare ministeriale 8 gennaio 2010, n. 2) il numero di alunni con cittadinanza non italiana con ridotte conoscenze della lingua italiana non deve superare di norma il 30% degli iscritti in ciascuna classe e in ciascuna scuola. Gli Uffici Scolastici Regionali sono tenuti a facilitare una distribuzione equilibrata degli alunni con cittadinanza non italiana tra le scuole attraverso la promozione di accordi a livello locale e intese tra scuola ed Enti locali.

Sono previste alcune deroghe in specifici casi. Il limite del 30% può essere innalzato, con determinazione del Direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale, a fronte della presenza di alunni con cittadinanza non italiana già in possesso di adeguate competenze linguistiche; in proposito è fatto espresso riferimento agli studenti nati in Italia. Di contro, il limite del 30% può essere ridotto, sempre con determinazione del Direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale, a fronte della presenza di alunni con cittadinanza non italiana per i quali risulti, all'atto dell'iscrizione, una padronanza della lingua italiana non ancora adeguata a una compiuta partecipazione all'attività didattica e comunque a fronte di particolari e documentate complessità. In nessun caso, comunque, le scuole possono rifiutare l'iscrizione di un minore in ragione del superamento di una determinata percentuale di iscritti di origine migratoria. Queste indicazioni sono richiamate ogni anno nella circolare che il Ministero emana in occasione delle iscrizioni al primo anno di scuola.

Cosa ci dicono i dati sugli studenti con cittadinanza non italiana

La presenza di uno studente di nazionalità straniera nella scuola è ragionevole indice di un dato almeno doppio, relativo al nucleo familiare. Nella gran parte dei casi si tratta di persone che, pur non rientrando nello studio statistico, hanno l'esigenza, a volte non esplicitamente espressa, di un'integrazione linguistica. Spesso, più in generale, di una scolarizzazione e del conseguimento di un titolo utile per ottenere un permesso di soggiorno, la cittadinanza e, sostanzialmente, un'integrazione anche lavorativa.

Le esigenze di integrazione linguistica e interculturale vengono assolte dai CPIA, i Centri Provinciali per l'Istruzione degli Adulti, presso cui insegnano i docenti della classe di concorso A023, la punta di diamante con cui nella scuola pubblica si affronta l'insegnamento dell'italiano L2 agli adulti.

È indubbio che i dati rilevati possano essere d'aiuto sia per anticipare le necessità di un organico con le competenze adeguate, sia per i docenti, che possono così farsi un'idea dello studente tipo di nazionalità non italiana che è statisticamente probabile trovare in classe. Indicazioni utili anche in termini didattici, per profilare l'apprendente medio con le relative specificità non solo linguistiche ma anche interculturali.

Scarica il notiziario in formato PDF

Se ti interessa l'argomento della glottodidattica e la didattica dell'italiano a stranieri, insegni o vuoi insegnare italiano ad apprendenti stranieri o hai apprendenti alloglotti in classe, ti suggeriamo alcune proposte formative sul tema.

Domande frequenti sugli studenti con cittadinanza non italiana

Nell'anno scolastico 2022/2023 gli studenti con cittadinanza non italiana nelle scuole italiane erano 914.860, pari all'11,2% della popolazione scolastica complessiva, dall'infanzia alla secondaria di secondo grado, scuole statali e paritarie. Rispetto all'anno precedente si registra un aumento di 42.500 unità (+4,9%).

Dall'anno scolastico 1983/1984, da cui si dispone di dati statistici attendibili, il numero è cresciuto in modo pressoché costante. L'unico calo si è avuto nel 2020/2021, per effetto della pandemia, con circa 11 mila studenti in meno; già dall'anno successivo la crescita è ripresa.

Le comunità più numerose sono quella rumena, quella albanese e quella marocchina, che insieme superano il 40% del totale. Seguono Cina, Ucraina, Egitto, India, Bangladesh, Moldavia e Pakistan; complessivamente sono rappresentati quasi 200 Paesi di origine.

Circa due terzi degli studenti con cittadinanza non italiana frequentano scuole del Nord. La Lombardia è la regione con il maggior numero di iscritti, mentre l'Emilia-Romagna ha l'incidenza più alta sulla popolazione scolastica regionale; a livello provinciale, nelle scuole statali, l'incidenza maggiore si registra a Prato, vicino al 30%.

Sono gli studenti con cittadinanza non italiana nati in Italia, che rappresentano ormai circa due terzi del totale. La statistica si basa sulla cittadinanza e non sul Paese di nascita: per questo molti studenti nati e cresciuti in Italia rientrano comunque tra gli alunni con cittadinanza non italiana.

Sì. In base alla circolare ministeriale n. 2 del 2010, gli alunni con cittadinanza non italiana con ridotte conoscenze dell'italiano non devono superare di norma il 30% degli iscritti per classe e per scuola. Sono previste deroghe in più o in meno, decise dal Direttore generale dell'Ufficio Scolastico Regionale, e in nessun caso la scuola può rifiutare l'iscrizione di un minore.

Per insegnare italiano L2 sono utili una formazione glottodidattica specifica e una certificazione come Cedils, Ditals o Dils-PG. Nella scuola pubblica l'insegnamento dell'italiano agli adulti stranieri è affidato ai docenti della classe di concorso A023, che operano soprattutto nei CPIA.

+3 punti in graduatoria

Per tutte le classi di concorso

Aumenta il punteggio in GPS e
nei concorsi ordinari e straordinari.

Specializzati in italiano L2!

Preparati online agli esami!

Titoli valutati per sostegno, graduatorie
all’estero, ITP, infanzia e primaria.

  • Forma Mentis - Ditals.com
  • Metodi di pagamento accettati
  • © Forma Mentis Srl Unipersonale
  • Cod. Fisc. e P. IVA: 05224960756
  • REA: LE - 351193
  • formamentis.srl(at)pec.it