
L’errore nella didattica dell’Italiano L2 e nella ricerca glottodidattica, è stato considerato per anni una deviazione dalla norma standard: qualcosa da evitare a ogni costo e, spesso, da sanzionare. Gli approcci glottodidattici più moderni hanno però ribaltato questa visione negativa, iniziando a concepire l’errore come una risorsa e come uno strumento di analisi delle ipotesi inconsapevoli che lo studente compie mentre cerca di scoprire i meccanismi di funzionamento della lingua straniera. In questo articolo riassumiamo questa nuova concezione dell’errore nella didattica dell’italiano L2, uno degli argomenti che trattiamo in maniera approfondita nei nostri corsi online di didattica dell’italiano L2.
Cos’è l’errore
Uno dei problemi più frequenti nell’insegnamento linguistico è quello degli errori: ci si lamenta che gli studenti ne commettano troppi, si cercano modi per evitarli o ridurli, li si usa come parametro per valutare i progressi.
Quando si parla di errori, di solito si intendono delle deviazioni dal modello di lingua obiettivo: lo studente avrebbe dovuto fare in un certo modo e invece ha fatto qualcosa di diverso, di sbagliato. Gli errori, però, non sono quasi mai intenzionali: chi li commette vorrebbe certamente avere un’ottima padronanza della lingua d’arrivo, ma non è ancora in grado di non sbagliare. Da qui la caratterizzazione degli errori come mancanze, difetti, limiti, e la tendenza degli insegnanti a dire che l’apprendente “non sa ancora fare questo” o “non ha ancora imparato quello”.
Dovremmo invece provare a cambiare prospettiva, mettendoci dalla parte di chi apprende. Capire come funziona una lingua non è facile: è quindi normale, inevitabile, che per molto tempo le ipotesi dello studente siano solo parzialmente corrette e comportino degli errori. Per capire come uno studente sta imparando occorre proprio guardare al suo punto di vista e analizzare perché vengano formulate certe ipotesi e non altre, perché alcune prima di altre, perché e quando un’ipotesi viene abbandonata o riformulata.
Dall’analisi contrastiva all’analisi degli errori
Questo cambio di prospettiva ha una storia precisa. Negli anni Cinquanta e Sessanta dominava l’Analisi Contrastiva, secondo cui gli errori derivavano essenzialmente dalle differenze fra la lingua materna e la lingua d’arrivo: confrontando i due sistemi si pensava di poter prevedere ed evitare le difficoltà degli apprendenti.
A partire dal celebre saggio di S. P. Corder The Significance of Learners’ Errors (1967), l’attenzione si sposta sull’Analisi degli Errori: l’errore smette di essere solo un ostacolo da prevenire e diventa un dato prezioso, una traccia visibile del processo di apprendimento in corso. È in questa cornice che l’errore nella didattica dell’italiano L2 assume il valore di risorsa di cui parliamo in questo l’articolo.
I tipi di errore nella didattica dell’italiano L2
Prima di addentrarci nella questione occorre fare alcune precisazioni: gli errori non sono tutti uguali e non possono essere analizzati tutti allo stesso modo.
Seguendo proprio la distinzione di Corder, possiamo separare due grandi categorie:
- Sbagli (mistakes): errori di performance, dovuti a distrazioni momentanee, stanchezza, stress. Lo studente, se richiamato, è in grado di autocorreggersi perché la regola la conosce già.
- Errori veri e propri (errors): errori di competenza, sistematici, che rivelano le ipotesi che l’apprendente sta elaborando sul funzionamento della nuova lingua. Sono questi gli errori che interessano di più il docente.
Gli errori di competenza sono spesso legati a meccanismi di transfer:
- Transfer linguistico: influsso della L1 sull’apprendimento della L2. Quando favorisce l’apprendimento si parla di transfer positivo, quando lo ostacola di transfer negativo (o interferenza).
- Transfer di insegnamento: dovuto all’insistenza, nell’insegnamento, su determinate strutture a scapito di altre. In questo modo lo studente tende ad applicare indebitamente le regole su cui l’insegnamento si è concentrato di più.
Altri errori dipendono da strategie di acquisizione e di comunicazione o dalla sovraestensione di regole della L2 (overgeneralization): è il caso, per esempio, di chi applica la regolarità del participio passato anche ai verbi irregolari (“ho prenduto” al posto di “ho preso”).
L’interlingua: il sistema linguistico dell’apprendente
Tutti questi errori non sono casuali: si organizzano in un sistema coerente e provvisorio che la ricerca chiama interlingua (termine introdotto da Larry Selinker nel 1972). L’interlingua è la lingua “di mezzo” dello studente, una grammatica autonoma con proprie regole, in continua evoluzione verso la lingua obiettivo.
Vista in questa luce, ogni errore diventa una fotografia dello stadio di interlingua raggiunto. Il rischio da monitorare è la fossilizzazione: il consolidamento di forme errate che smettono di evolversi e si fissano stabilmente nella produzione dell’apprendente, anche avanzato. Proprio per prevenirla è importante intervenire in modo mirato e consapevole sull’errore.
Il ruolo del docente nella correzione degli errori
In chiave didattica, dunque, l’errore assume un nuovo valore di risorsa: è una manifestazione naturale del processo di apprendimento, generata dalle supposizioni che il discente formula sul funzionamento della nuova lingua. Per il docente l’errore è utile perché lo informa sull’evoluzione interlinguistica dello studente. Paradossalmente, l’insegnante deve persino incoraggiare i discenti a “rischiare” e quindi a produrre errori, proponendo attività interattive, creative e sfidanti, finalizzate allo sviluppo non solo delle competenze linguistiche ma anche di quelle extralinguistiche, socio-pragmatiche e interculturali, capaci di generare conflitti cognitivi produttivi.
Successivamente, lo stesso docente deve allenare gli studenti a identificare i propri errori, educandoli all’autocorrezione e a una sempre maggiore consapevolezza delle proprie capacità (punti di forza e punti di debolezza da migliorare). In questo modo l’attenzione didattica non si concentra più solo sul risultato ( l’apprendimento inteso come accumulo di conoscenze) ma anche sul processo e, in particolare, sulla capacità di riorganizzazione cognitiva tra conoscenze precedenti e nuove acquisizioni. Lo studente diventa così un costruttore attivo del proprio sapere e arriva a percepirsi come capace di correggere gli errori in cui incorre, vivendoli finalmente in modo positivo.
Quando e come correggere l’errore nella didattica dell’italiano L2
Alla luce di tutto ciò, la correzione assume una funzione diversa. Innanzitutto gli errori non vanno corretti sempre: l’insegnante può “scegliere” quali correggere e quali tralasciare a seconda della finalità didattica dell’attività.
Qualche esempio concreto:
- Attività di produzione orale e comunicative: il focus è sul contenuto del messaggio, non sulla forma. L’insegnante prende nota degli errori e guida l’autocorrezione solo al termine dell’attività, per non interrompere la comunicazione. Fanno eccezione i casi in cui lo scopo è fissare una struttura grammaticale precisa, o in cui l’errore compromette la comprensione del messaggio: lì si interviene subito.
- Esercizi grammaticali meccanici: qui l’errore va corretto sempre e tempestivamente, perché lo studente sta fissando una determinata struttura e una forma errata non corretta rischia di consolidarsi.
- Produzione scritta: l’insegnante può usare delle sigle per segnalare il tipo di errore senza fornire subito la forma corretta, guidando così lo studente verso l’autocorrezione.
Un sistema di sigle, da concordare con la classe, può essere per esempio:
- Gr = errore grammaticale
- Ort = ortografia
- Lex = scelta lessicale impropria
- Prep = preposizione
- Conc = concordanza / accordo
- T = tempo o modo verbale
- O = ordine delle parole
- P = punteggiatura
- ? = passaggio non chiaro
Questi sono solo alcuni esempi: le possibilità sono molte e le affrontiamo in modo più diffuso nei nostri corsi.
Un insegnante di italiano a stranieri di qualità non può ignorare questi aspetti, che spesso passano in secondo piano perché ritenuti “troppo teorici”. Ma senza teoria non può esserci una buona pratica: l’improvvisazione, sul terreno dell’errore, può provocare danni difficili da recuperare nel processo di acquisizione di una lingua straniera.
Vuoi approfondire l’analisi dell’errore, l’interlingua e le tecniche di correzione con esempi pratici? Sono temi centrali dei nostri corsi online di didattica dell’italiano L2.

























