Didattica dell’italiano L1 e L2

Didattica dell'italiano L1 e L2. Due didattiche per una lingua. Spunti di riflessione alla luce di un intervento del Prof. Patota.

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Didattica dell'italiano L1 e L2Didattica dell’italiano L1 e L2 ono state lo sfondo di un intervento del Prof. Giuseppe Patota durante il suo intervento in un ciclo di interessantissimi seminari organizzati dall’Accademia della Crusca dal titolo “Insegnare la grammatica oggi”.

Tra i partecipanti esponenti autorevolissimi nel campo dell’insegnamento della lingua italiana: Francesco Sabatini, Massimo Palermo, Sergio Lubello e Giuseppe Patota.
Proprio sugli spunti derivati dall’intervento del Prof. Patota abbiamo concentrato la nostra attenzione.

Patota ha toccato dei temi attualissimi e molto delicati facendo un confronto approfondito tra la didattica della grammatica per studenti italofoni e la didattica della grammatica per studenti alloglotti. Potrebbe sembrare un paradosso riferirsi a due grammatiche diverse nell’insegnamento della stessa lingua, eppure vorremmo sottolineare come le modalità di insegnamento della grammatica siano totalmente e potremmo dire inspiegabilmente diverse.

Più di recente, con il D.L. 71/2024 il legislatore è tornato sul tema introducendo la possibilità di assegnare un docente dedicato all’italiano L2 nelle classi con almeno il 20% di studenti stranieri di nuova iscrizione o privi di competenze pari almeno al livello A2 del QCER, e prevedendo che la programmazione dei concorsi tenga conto del fabbisogno per la classe di concorso A-23. Un riconoscimento ulteriore dell’importanza di una figura docente specifica per l’italiano L2 a scuola, anche se la riflessione del Prof. Patota sulla “classe di concorso unica” resta tutta aperta.

Classe di concorso A023: l’italiano per apprendenti alloglotti

Il Prof. Patota fa risalire agli anni Ottanta la crescita di classi plurilingue e classi multiculturali. All’inizio gli insegnanti di italiano, non avendo gli strumenti didattici necessari, cercavano di applicare come potevano le stesse metodologie didattiche usate per gli studenti italofoni.
Negli anni successivi il Ministero ha dato delle risposte, anche se probabilmente ancora da discutere e discutibili, alle richieste degli insegnanti che si trovavano a dover insegnare italiano in classi con studenti stranieri.

Nel 2016 si istituisce la nuova classe di concorso A023, proprio per dare sostegno agli studenti stranieri che si trovano travolti dal sistema scolastico italiano. La scelta di istituire una specifica classe di concorso per apprendenti alloglotti è sicuramente opinabile, come lo stesso Prof. Patota afferma, per il semplice fatto che bisognerebbe arrivare all’istituzione di una classe di concorso di insegnamento della lingua italiana “senza aggettivi, o meglio, con tutti gli aggettivi”.

Questo perché l’insegnamento dell’italiano come lingua materna e l’insegnamento dell’italiano come lingua non materna non costituiscono due mondi separati. Anzi, la didattica dell’italiano L1 può essere sicuramente arricchita e migliorata dalla didattica dell’italiano L2, così come la stessa lingua italiana può essere arricchita da parlanti di madrelingua diversa.

Un futuro per le didattiche dell’italiano L1 e L2

Nella tradizione scolastica italiana c’è sempre stata una divisione piuttosto netta tra gli insegnanti di italiano e lingue classiche, e gli insegnanti di lingue straniere. Tuttavia se queste tipologie di insegnanti collaborassero e lavorassero assieme, gli effetti sarebbero più che positivi.

Patota fa una proposta interessante che, se seriamente considerata, potrebbe rivoluzionare, in termini positivi, una didattica della grammatica ancora purtroppo antiquata. Spesso infatti gli studenti italofoni sono chiamati ad imparare a memoria definizioni grammaticali applicando poi la regola appresa in diversi esercizi, dunque gli insegnanti tendono a prediligere ancora un metodo fortemente deduttivo. Pare che questo metodo non abbia poi delle ricadute molto positive altrimenti non sentiremmo in continuazione insegnanti lamentarsi del fatto che i propri studenti di madrelingua italiana non conoscano la grammatica.

Ciò che bisognerebbe fare invece, per sradicare questa metodologia, è esattamente ciò che già si fa nei corsi e in molti dei manuali di italiano per stranieri in cui le varie attività grammaticali sono basate su un procedimento induttivo in cui lo studente stesso ipotizza la regola grammaticale fino ad arrivare ad interiorizzarla, a farla propria. L’attenzione è posta quindi sull’uso della regola nella lingua autentica e non sulla regola puramente teorica.

La didattica dell’italiano L2 è nuova linfa per la didattica dell’italiano L1

Bisognerebbe dunque prendere spunto dalle grammatiche per stranieri che sono più “leggere” nel senso che propongono attività diverse e diversificate che favoriscono una maggiore autonomia dell’allievo nell’acquisizione linguistica.

La didattica dell’italiano L2 poi è organizzata per competenze: in un ipotetico corso di italiano per stranieri prima solitamente si insegna a “fare le cose con le parole” e poi si studia la ricaduta grammaticale. Dunque la domanda che sorge spontanea è: perché utilizzare due diverse metodologie per insegnare la grammatica?

Attenzione però, questo non vuol dire che la grammatica tradizionale non serva più. Anzi, i volumi tradizionali di grammatica sono senza alcun dubbio uno strumento di riferimento, di consultazione; gli insegnanti dovrebbero conoscere perfettamente e “a memoria” le regole grammaticali. Ma ai nostri studenti quel materiale grammaticale deve arrivare già manipolato da noi insegnanti, così come si fa nella didattica dell’italiano a stranieri, propendendo per l’uso pragmatico della lingua.

Il MIUR tra italiano L1 e italiano L2

In base alla nostra lunghissima esperienza di insegnamento di italiano a stranieri ci sentiamo di dare piena ragione alla tesi sostenuta dal Prof. Patota, che ci pare non faccia una grinza. Quali saranno le logiche conseguenze che si dovrebbero trarre a livello di indirizzo politico?

È lo stesso Prof. Patota, nel suo intervento, a suggerire una via d’uscita che crediamo possa essere l’unica sensata: la creazione di un’unica classe di concorso di italiano in cui far confluire i docenti di italiano L1 e i docenti di italiano L2, a giovarne sarà la didattica e di conseguenza gli studenti sia italofoni che alloglotti.

Domande frequenti sulla didattica dell'italiano L1 e L2

La didattica dell’italiano L1 si rivolge a parlanti madrelingua e ha tradizionalmente puntato sull’apprendimento delle regole grammaticali con metodo deduttivo (imparare la regola e poi applicarla). La didattica dell’italiano L2/LS si rivolge a chi non ha l’italiano come lingua madre e privilegia un approccio induttivo, in cui lo studente ipotizza e interiorizza la regola partendo dall’uso autentico della lingua. La differenza, però, non riguarda due lingue diverse ma due modi di insegnarla.

È la classe di concorso «Lingua italiana per discenti di lingua straniera», istituita con il DPR 19/2016 e dedicata all’insegnamento dell’italiano L2 agli alunni stranieri (alloglotti). Per accedervi servono una laurea idonea e un titolo di specializzazione in italiano L2 (master universitari, DITALS II, CEDILS, DILS-PG II) oppure l’abilitazione specifica per la classe.

Perché i manuali e i corsi di italiano per stranieri usano da tempo un approccio induttivo, organizzato per competenze: prima si impara a «fare le cose con le parole», poi si studia la ricaduta grammaticale. Questa impostazione, più leggera e centrata sull’uso reale della lingua, può rinnovare la didattica della grammatica per gli studenti italofoni, ancora troppo spesso ferma a un metodo deduttivo e mnemonico.

Sì, ma con un ruolo diverso. I volumi di grammatica tradizionale restano uno strumento indispensabile di riferimento e consultazione, soprattutto per gli insegnanti, che devono conoscere perfettamente le regole. Quello che cambia è il modo in cui quei contenuti arrivano agli studenti: vanno «manipolati» dal docente e proposti in chiave pragmatica, attraverso l’uso reale della lingua, non come elenco di regole da memorizzare.

Perché, come sostiene il Prof. Patota, insegnare l’italiano come lingua materna e come lingua non materna non sono due mondi separati: le due didattiche si arricchiscono a vicenda. Un’unica classe di concorso in cui far confluire docenti di italiano L1 e L2 favorirebbe lo scambio di metodologie e competenze, con vantaggi sia per gli studenti italofoni che per quelli alloglotti.

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