Fenomeni linguistici estremi; le lingue con i click (click languages)

Una rara caratteristica fonetica che racconta la storia profonda del linguaggio umano e che oggi è custodita da poche comunità in Africa

Pubblicato il

Le lingue con i click (click languages). Una rara caratteristica fonetica che racconta la storia profonda del linguaggio umano e che oggi è custodita da poche comunità in AfricaLe lingue con i click (in inglese click languages) costituiscono uno dei fenomeni fonetici più straordinari e affascinanti che il linguaggio umano abbia prodotto. In un panorama in cui la stragrande maggioranza delle lingue del mondo costruisce le proprie consonanti utilizzando l’aria espirata dai polmoni, le lingue con i click impiegano un meccanismo articolatorio del tutto diverso, generando suoni con la sola lingua e la cavità orale, senza alcun coinvolgimento dei polmoni nel momento della produzione del fonema.

Si tratta di un patrimonio linguistico raro, concentrato quasi esclusivamente in alcune aree dell’Africa subsahariana e in pericolo di estinzione per molte delle comunità che ancora lo conservano. Non a caso, le lingue con i click sono spesso accostate, per la loro rarità tipologica e per la loro fragilità, ad altri fenomeni linguistici eccezionali come le lingue fischiate, con cui condividono lo statuto di adattamento estremo del linguaggio umano.

Cosa sono i click dal punto di vista fonetico

Dal punto di vista articolatorio, i click (chiamati in italiano anche consonanti avulsive o clic) sono consonanti non-pneumoniche prodotte mediante un meccanismo di flusso d’aria detto velarico ingressivo. La denominazione tecnica chiarisce immediatamente la specificità del fenomeno: l’aria non viene spinta dai polmoni verso l’esterno (come accade per quasi tutte le consonanti delle lingue europee), ma viene aspirata all’interno del cavo orale grazie a un movimento della lingua.

La produzione di un click prevede tre fasi articolatorie ben distinte:

Doppia chiusura: la lingua forma simultaneamente due punti di contatto nel cavo orale. La chiusura posteriore è sempre velare o uvulare; quella anteriore varia a seconda del tipo di click (labiale, dentale, alveolare, palato-alveolare o laterale).
Rarefazione: la parte centrale della lingua si abbassa, creando un vuoto parziale (depressione di pressione) nella cavità compresa tra i due punti di chiusura.
Rilascio: la chiusura anteriore viene aperta bruscamente, l’aria esterna si precipita all’interno per colmare il vuoto e produce il caratteristico schiocco.

La tavola integrale dei simboli IPA, con riferimento alla revisione del 2005
La tavola integrale dei simboli IPA, con riferimento alla revisione del 2005

L’Alfabeto Fonetico Internazionale (IPA) distingue cinque luoghi di articolazione principali per i click, ciascuno rappresentato da un simbolo dedicato:

/ʘ/ click bilabiale (detto anche kiss click, perché ricorda il suono di un bacio)
/ǀ/ click dentale (assomiglia al tsk tsk italiano di disapprovazione)
/ǃ/ click alveolare o post-alveolare (un suono secco, simile a un tappo che salta)
/ǂ/ click palato-alveolare
/ǁ/ click laterale (analogo al suono che in molte culture si usa per incitare il cavallo)

Quando questi suoni vengono trascritti con l’alfabeto latino, come avviene nelle ortografie ufficiali di alcune lingue bantu, le lettere c, q e x rappresentano rispettivamente il click dentale, alveolare e laterale: per questo, ad esempio, il nome del popolo Xhosa inizia proprio con un click laterale.

A questi cinque luoghi di articolazione si combinano poi numerose modalità accessorie – sonorizzazione, nasalizzazione, aspirazione, eiezione, glottalizzazione – che moltiplicano in modo esponenziale il numero di fonemi distintivi possibili. Non è un caso che le lingue del mondo con il maggior numero di consonanti siano proprio lingue con i click: il !Xóõ (parlato in Botswana) ne possiede tra le 100 e le 130, secondo l’analisi adottata, mentre il Juǀʼhoan ne ha 48 solo di tipo click, oltre a un sistema di toni e a vocali con qualità fonatorie diverse (modale, soffiata, scricchiolata, faringalizzata).

Dove si parlano le lingue con i click

Le lingue con i click sono concentrate quasi interamente nell’Africa meridionale e orientale, con un’unica e curiosa eccezione fuori dal continente africano. Si possono distinguere tre principali nuclei geolinguistici.

Africa meridionale – lingue khoisan Il termine khoisan è stato a lungo utilizzato per indicare una presunta famiglia linguistica unitaria, ma la linguistica contemporanea lo considera un’etichetta di pura comodità tipologica: le ricerche più recenti (Sands 1998, Güldemann 2014) hanno mostrato che si tratta di tre famiglie distinte e non geneticamente imparentate fra loro – Kxʼa, Tuu e Khoe-Kwadi – più due lingue isolate. Sono parlate da popolazioni note nella tradizione come San (i cosiddetti Boscimani) e Khoekhoe (gli Ottentotti delle vecchie classificazioni coloniali, oggi termine considerato dispregiativo), distribuite tra Botswana, Namibia, Sudafrica, Angola e parti dello Zimbabwe.

Africa meridionale – lingue bantu di contatto Diverse lingue della famiglia bantu hanno acquisito i click attraverso secoli di contatto e matrimoni misti con popolazioni khoisan. Le più importanti sono lo xhosa, lo zulu, lo swazi, il ndebele settentrionale, il phuthi e il sesotho, tutte parlate in Sudafrica, Lesotho ed Eswatini. In queste lingue i click sono pienamente integrati nel sistema fonologico, anche se in numero ridotto rispetto alle khoisan: lo xhosa, per esempio, possiede tre tipi fondamentali di click (dentale, alveolare e laterale), ciascuno con varianti aspirate, sonore, nasali e glottalizzate.

Africa orientale In Tanzania si trovano due lingue con i click che non possono essere ricondotte alle khoisan dell’Africa meridionale: il sandawe e l’hadza, parlato dall’omonimo popolo di cacciatori-raccoglitori del bacino del lago Eyasi. In Kenya esiste inoltre il dahalo, una lingua cuscitica che conserva un piccolo nucleo di click dentali in poche decine di parole, probabilmente residuo di un substrato linguistico più antico oggi scomparso.

L’eccezione australiana L’unica testimonianza di click al di fuori dell’Africa proviene dal damin, un registro cerimoniale ormai estinto del lardil, lingua aborigena del Queensland settentrionale (Australia). Si tratta tuttavia di un caso del tutto particolare: il damin era un vocabolario rituale costruito artificialmente, riservato agli uomini iniziati, e non una lingua naturale.

Voci celebri delle lingue con i click: da Miriam Makeba a Trevor Noah

Per la maggior parte del pubblico occidentale, l’incontro con le lingue con i click è avvenuto attraverso la voce di Miriam Makeba (1932-2008), la grande cantante sudafricana di etnia xhosa nota in tutto il mondo come Mama Africa. La sua interpretazione di Qongqothwane, ribattezzata in Occidente The Click Song perché i colonizzatori europei non riuscivano a pronunciarne il titolo originale, è diventata l’esempio più popolare di lingua con i click mai diffuso a livello internazionale. La canzone, tradizionalmente intonata ai matrimoni xhosa con valore beneaugurale, deve il suo nome a un coleottero il cui ticchettio veniva considerato dalla tradizione popolare presagio di pioggia e fortuna.

Anche Nelson Mandela, di etnia xhosa, parlava una lingua con i click come madrelingua: nei suoi discorsi pubblici in inglese, i click traspaiono talvolta nella pronuncia dei nomi propri xhosa. Più di recente, il comico e conduttore televisivo Trevor Noah – cresciuto in Sudafrica con una madre di lingua xhosa e un padre di origine svizzera – ha portato il tema dei click al grande pubblico statunitense, spiegando in molte sue performance le difficoltà di apprendimento di queste consonanti per i parlanti di altre lingue.

Sul fronte musicale, la tradizione delle lingue con i click è stata portata sulla scena internazionale anche da Brenda Fassie (1964-2004), icona pop sudafricana di lingua xhosa, e da Lebo M., compositore e interprete delle parti corali in zulu e xhosa della colonna sonora del film Il Re Leone. Tra gli interpreti contemporanei vanno ricordati il gruppo Ladysmith Black Mambazo, vincitore di numerosi Grammy Award, e attori come John Kani e Zolani Mahola, ambasciatori culturali della lingua xhosa nel mondo.

L’interesse dei linguisti e dei ricercatori per le lingue con i click

Le lingue con i click rappresentano da decenni un terreno di ricerca privilegiato per linguisti, antropologi, fonetisti e genetisti. L’interesse scientifico si articola su almeno tre piani.

Tipologia e fonologia Le lingue con i click costituiscono il caso limite più estremo della diversità tipologica delle lingue del mondo. La presenza di inventari consonantici di oltre cento fonemi – una cifra che sfida i modelli classici della fonologia universale – ha imposto una rilettura di concetti fondamentali come segmento, cluster consonantico e complessità fonetica. Studi sistematici come quelli di Anthony Traill sul !Xóõ (A !Xóõ Dictionary, 1994) e di Bonny Sands sulle famiglie khoisan hanno fornito le basi descrittive su cui poggia l’attuale comprensione di questi sistemi.

Origine del linguaggio umano Una delle questioni più dibattute riguarda l’antichità dei click. Alcuni studiosi, come Tom Güldemann dell’Università Humboldt di Berlino, hanno avanzato l’ipotesi che i click possano rappresentare un tratto fonetico molto antico, forse risalente alle prime fasi della diversificazione del linguaggio umano. Questa ipotesi si appoggia anche sui dati della genetica delle popolazioni: gli studi sul DNA mitocondriale e sul cromosoma Y mostrano infatti che le popolazioni khoisan dell’Africa meridionale presentano alcune delle linee genetiche più antiche e divergenti dell’intera specie Homo sapiens. La correlazione tra antichità genetica e presenza dei click resta però tutta da dimostrare e divide la comunità scientifica.

Acquisizione, percezione ed elaborazione Sul piano della linguistica acquisizionale e della neurolinguistica, le lingue con i click pongono problemi di notevole interesse. L’apprendimento di un click da parte di un parlante adulto non nativo è notoriamente difficoltoso, perché richiede il controllo simultaneo e indipendente di due punti di chiusura linguali, una coordinazione articolatoria che le lingue prive di click non sviluppano. Studi acustici recenti hanno mostrato inoltre che i click presentano una salienza percettiva eccezionalmente alta, ossia sono fra i suoni linguistici più facili da identificare a distanza e in condizioni di rumore di fondo: una qualità che li rende particolarmente adatti a contesti di caccia e comunicazione in ambienti aperti.

Lingue minoritarie e patrimonio in pericolo Molte delle lingue khoisan dell’Africa meridionale sono oggi gravemente minacciate. Il Nǀuu, parlato in Sudafrica, conta soltanto pochi parlanti anziani; lo ǂHõã e altre lingue del gruppo Tuu sopravvivono in comunità di poche decine di persone. La loro scomparsa rappresenterebbe una perdita irreparabile non solo per la diversità linguistica del pianeta, ma anche per la nostra comprensione delle potenzialità articolatorie dell’apparato fonatorio umano. Per questo l’UNESCO, nel quadro dei programmi di tutela del patrimonio culturale immateriale, sostiene da anni progetti di documentazione e rivitalizzazione delle lingue khoisan, in collaborazione con università sudafricane, namibiane e botswanesi.

Lo studio delle lingue con i click va ben al di là della semplice curiosità verso i fenomeni linguistici estremi e ci ricorda quanto sia ricca, plastica e sorprendente la facoltà del linguaggio umano: una facoltà che, ben oltre le poche dozzine di fonemi delle lingue europee, è stata capace di sviluppare sistemi di comunicazione complessi a partire da meccanismi articolatori che molti parlanti del mondo nemmeno percepiscono come “linguaggio”. Conoscerle, documentarle e valorizzarle significa custodire un capitolo essenziale della storia profonda dell’Homo loquens.

  • Forma Mentis - Ditals.com
  • Metodi di pagamento accettati
  • © Forma Mentis Srl Unipersonale
  • Cod. Fisc. e P. IVA: 05224960756
  • REA: LE - 351193
  • formamentis.srl(at)pec.it