Università telematiche: il decreto Bernini cambia la didattica online

Il ritorno degli esami in presenza e la didattica online sincrona.

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Università telematiche: il decreto Bernini cambia la didattica onlineLe università telematiche e la didattica online sono oggetto di un decreto firmato lo scorso venerdì 6 dicembre 2024 e pubblicato il 22 gennaio 2025 da Anna Maria Bernini, Ministra dell’Università e della Ricerca. Il provvedimento introduce importanti novità in merito alla didattica a distanza nel settore dell’alta formazione.
La norma è destinata ad avere un grande impatto sulla didattica delle università telematiche (ma come vedremo anche per le università statali), sia per il ritorno in presenza degli esami che per le modalità di erogazione dei corsi. Le nuove norme sono volte principalmente ad innalzare il livello qualitativo della didattica. Vediamo quali sono le principali novità.

Esami in presenza per le università telematiche

Prima del Covid-19 le università telematiche somministravano esami in presenza. Con la pandemia, per ovvi motivi, si è resa necessaria la somministrazione degli esami in modalità telematica. A tal uopo si sono adottati appositi software capaci di monitorare l’attenzione degli esaminandi ed il corretto svolgimento degli esami, anche con la registrazione degli esami i cui video venivano sottoposti ad una verifica umana da parte del docente.

Questo è stato senz’altro un enorme sforzo organizzativo a beneficio degli studenti. L’infrastruttura tecnica ha dovuto sopportare lo stress di un enorme carico dato dall’elevato e crescente numero di studenti ed esami e le università telematiche hanno dovuto imparare a gestire velocemente.
Con il decreto Bernini gli esami torneranno in presenza. Sono però previste alcune deroghe nei casi di emergenze temporanee e per gli studenti disabili che potranno continuare a sostenere gli esami online.

Le università telematiche potranno servirsi di sedi idonee, istituzionali o temporaneamente adibite a sedi d’esame. Il decreto richiede che in sede d’esame debbano essere presenti due docenti della disciplina tra cui il titolare dell’insegnamento.
C’è da dire che già da tempo, cessata l’emergenza sanitaria, gli studenti delle università telematiche hanno avuto a disposizione, come opzione facoltativa, la possibilità di sostenere gli esami in sede. E non sono stati pochi gli studenti che fino ad oggi hanno preferito questa modalità, nonostante la possibilità di sostenere gli esami comodamente da casa.

Didattica in modalità sincrona

Un aspetto importante è relativo all’erogazione della formazione che prevedeva una didattica prevalentemente in modalità asincrona per adeguarsi alle esigenze di flessibilità richieste dai corsisti lavoratori.

Il provvedimento della ministra Bernini richiede invece che lo svolgimento delle attività didattiche preveda almeno il 20% di lezioni sincrone. La norma si prefigge lo scopo di aumentare da un lato il coinvolgimento dei corsisti e dall’altro l’interazione con i docenti.
Si tratta senz’altro di un’altra sfida che le università telematiche sono chiamate a raccogliere.

Rapporto studenti/docenti

Il decreto Bernini prevede anche che le università telematiche adeguino il numero di docenti al numero di studenti. In particolare gli atenei dovranno prevedere un docente ogni 150 studenti per le lauree scientifiche e uno ogni 200 per le lauree umanistiche. Questo criterio dovrebbe garantire una maggiore qualità della didattica.
Su questo punto alcuni atenei avevano già iniziato da tempo un percorso di bipartizione, tripartizione e addirittura quadripartizione dei corsi di laurea proprio per migliorare il rapporto tra numero di docenti e numero di studenti. Si tratta senz’altro di un obiettivo ambizioso, non solo per le università telematiche ma anche per le università statali.

Sì perché le novità introdotte dal decreto Bernini non si applicano alle sole università telematiche.
Il ministero chiarisce nel comunicato stampa con cui si annuncia la firma del decreto che debbano essere tutte le università, sia telematiche che presenziali, ad adeguarsi alle nuove disposizioni.
La nuova normativa aspira quindi ad individuare uno standard qualitativo che sia una base di partenza per tutti gli atenei, che si tratti di università telematiche o meno, che erogano corsi in modalità, esclusivamente o prevalentemente a distanza.

Entrata in vigore del decreto sulle università telematiche

La nuova normativa entrerà in vigore dal prossimo anno accademico, a partire dal 1° agosto 2025 quindi. Non ci sarà molto tempo quindi per metabolizzare le novità, per organizzarsi ed adeguarsi ai cambiamenti.
La notizia della firma di questo decreto suona come un’ultima chiamata per coloro che hanno intenzione di frequentare un master online o un corso di perfezionamento e che preferiscono sostenere gli esami online
Il completamento di un corso di perfezionamento o di un master infatti richiede un periodo minimo solitamente di 6 mesi; iscrivendosi ora quindi è garantita la possibilità di sostenere tutti gli esami ancora in via telematica visto che il percorso rientrerebbe nell’anno accademico attuale.

Cosa è successo dopo: il tavolo tecnico sugli esami online

A oltre un anno dalla firma del decreto, possiamo aggiornare il quadro. Le disposizioni del decreto Bernini sono entrate in vigore con l’anno accademico 2025/2026, e da allora le verifiche di profitto e gli esami finali nelle università telematiche si svolgono ancora online.

Gli atenei telematici, riuniti nell’associazione UNITED, hanno chiesto e ottenuto dal MUR l’istituzione di un tavolo tecnico per individuare soluzioni condivise su alcune questioni aperte, prima fra tutte proprio la modalità di svolgimento degli esami. L’obiettivo dichiarato è quello di mantenere, accanto agli esami in presenza, la possibilità, per gli studenti che ne abbiano necessità, di sostenere le prove anche in modalità telematica.

Una conferma di questo percorso arriva dalla comunicazione che l’Università eCampus, ateneo di cui siamo polo di studio, ha rivolto ai propri studenti il 19 febbraio 2026. Nel documento l’Ateneo ricostruisce l’iter del confronto con il Ministero: dopo l’avvio dei lavori e una fase di rallentamento legata all’avvicendamento del Segretario Generale del MUR, il tavolo tecnico è stato nuovamente convocato il 17 febbraio 2026 e i lavori, secondo l’Ateneo, si sarebbero dovuti concludere a breve. L’Università eCampus ribadisce che il proprio impegno è orientato a garantire che la soluzione individuata permetta, agli studenti che ne abbiano necessità, di scegliere di sostenere l’esame in modalità telematica, considerato un elemento di facilitazione dell’accesso allo studio.

Si tratta dunque di una situazione ancora in evoluzione: il principio dell’esame in presenza resta la regola fissata dal decreto, ma è in corso un confronto istituzionale che potrebbe ridefinirne i margini di flessibilità. Continueremo ad aggiornare i nostri studenti su ogni sviluppo di rilievo.

Domande frequenti sulle università telematiche e il decreto Bernini

Il Decreto Ministeriale n. 1835 del 6 dicembre 2024, noto come decreto Bernini, introduce regole comuni per la didattica a distanza nell’alta formazione: esami di profitto e finali di norma in presenza, almeno il 20% delle lezioni in modalità sincrona (in diretta) e un adeguamento del rapporto tra numero di docenti e numero di studenti. Le nuove regole mirano a innalzare il livello qualitativo della didattica e si applicano a tutti gli atenei che erogano corsi prevalentemente o esclusivamente a distanza.

Con l’entrata in vigore del decreto, dall’anno accademico 2025/2026 le verifiche di profitto e gli esami finali si svolgono di norma in presenza. Sono previste deroghe per situazioni emergenziali temporanee e per gli studenti con disabilità certificata. È però in corso un confronto tra gli atenei telematici e il MUR per definire la possibilità di mantenere, per chi ne abbia necessità, l’opzione dell’esame in modalità telematica: la materia è ancora in evoluzione.

Significa che l’ateneo deve erogare almeno il 20% delle lezioni in modalità sincrona, cioè in diretta, e non solo come contenuti registrati. L’obbligo riguarda l’organizzazione dell’offerta formativa da parte dell’università, non lo studente, che resta libero di costruire il proprio percorso alternando lezioni in diretta e videolezioni registrate da recuperare quando preferisce. Lo scopo è aumentare il coinvolgimento dei corsisti e l’interazione con i docenti.

No. Pur nascendo per riordinare il settore delle università telematiche, il decreto stabilisce uno standard qualitativo che riguarda tutti gli atenei, telematici e tradizionali, che erogano corsi in modalità esclusivamente o prevalentemente a distanza. Lo ha chiarito lo stesso Ministero: le nuove disposizioni costituiscono una base di partenza comune per l’intero sistema universitario.

Sì. Le università telematiche restano una valida alternativa agli atenei tradizionali, soprattutto per studenti lavoratori e fuori sede, e ampliano ogni anno l’offerta formativa. Le nuove regole puntano anzi a rafforzarne la qualità e a equipararle, nel momento della verifica, agli atenei tradizionali. Resta importante informarsi sulle modalità d’esame e di frequenza previste dal singolo ateneo per l’anno accademico di interesse, dato che il quadro normativo è in evoluzione.

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