Il tema dell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri in tutte le scuole italiane è ormai stabilmente al centro del dibattito politico e didattico. La presenza di alunni di origine straniera, di prima e di seconda generazione, è una realtà strutturale del sistema scolastico italiano e impone una riflessione seria sulla didattica dell’italiano come lingua seconda (L2), sulla formazione del personale, sull’organizzazione dei CPIA e sulla classe di concorso A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti).
Su questi temi, il Governo è intervenuto a più riprese, da ultimo con il decreto firmato dal Ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara il 12 novembre 2024, che stanzia 12,8 milioni di euro a favore delle scuole con classi in cui la presenza di studenti stranieri entrati per la prima volta nel sistema scolastico italiano supera il 20%. Le risorse sono destinate, previo avviso pubblico di adesione, alle scuole per percorsi formativi di potenziamento dell’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri entrati per la prima volta nel sistema scolastico, a seguito di accertamento del livello di conoscenza della lingua italiana.
Nel comunicato del MIM il Ministro ha così motivato l’intervento: “Il decreto è un passo concreto e significativo verso un sistema educativo capace di includere realmente i ragazzi stranieri, non solo a parole. Come Ministero e Governo, siamo fermamente impegnati a garantire a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro provenienza, uguali opportunità di successo scolastico e sociale. Per contrastare la dispersione scolastica, che tra gli studenti stranieri ha raggiunto livelli preoccupanti superiori al 30%, a fronte del 9,8% degli italiani, offriamo misure concrete e risorse adeguate. Vogliamo che questi giovani abbiano accesso a percorsi formativi mirati per acquisire una solida conoscenza della lingua italiana, che è condizione essenziale per una effettiva integrazione.”
Insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri: reazioni al provvedimento e ambito di applicazione
Le reazioni dei docenti al decreto del novembre 2024 sono state articolate. Si è discusso del lessico usato dal Ministero, con preferenza per il termine integrazione al posto di inclusione, lessico ritenuto da molti meno coerente con il quadro pedagogico di riferimento e con la normativa europea. Ha suscitato preoccupazione anche la previsione della soglia (la percentuale del 20% di apprendenti stranieri di prima generazione in classe) oltre la quale scatta la possibilità di accedere ai percorsi di potenziamento dell’italiano per stranieri.
In particolare è stato paventato il pericolo di una ghettizzazione di fatto degli studenti di madrelingua non italiana, perché la norma rischierebbe di incoraggiare la concentrazione di questi apprendenti in una o più classi così da consentire agli istituti di accedere ai programmi di potenziamento linguistico. Va però ricordato che per legge gli studenti alloglotti devono essere distribuiti uniformemente nelle classi.
Va detto, poi, che la norma non fa riferimento genericamente ad apprendenti alloglotti, ma prevede un ambito di applicazione più ristretto: si riferisce in particolare agli studenti stranieri “di prima generazione”, cioè a quegli studenti che “entrano per la prima volta nel sistema scolastico italiano”. Inoltre è previsto un preventivo accertamento del livello di conoscenza della lingua italiana, fissato come livello minimo di accesso ai corsi nell’A2 del Quadro comune europeo di riferimento per le lingue.
I corsi di potenziamento si sono svolti in orario extrascolastico a partire dall’anno scolastico 2025/26 e, secondo le dichiarazioni del Ministero, sono stati previsti percorsi di formazione ad hoc per gli insegnanti specializzati nell’insegnamento della lingua italiana agli stranieri.
Una classe di concorso fra criticità e prospettive: la A-23
Il provvedimento tocca un nervo scoperto del sistema scolastico italiano: la classe di concorso A-23 – Lingua italiana per discenti di lingua straniera (alloglotti), istituita nel 2016 proprio per l’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri.
Un coordinamento di docenti ha promosso un documento denominato “Criticità della classe di concorso A-23”, firmato da oltre 600 tra docenti, studiosi e operatori dell’educazione e consegnato al Ministero nell’autunno 2024.
In una lettera aperta i docenti fanno notare che le figure professionali competenti per l’insegnamento della lingua italiana agli stranieri sono già previste e presenti nella scuola pubblica, ma non in numero sufficiente. Nell’organico dei CPIA (Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti), le uniche scuole in cui al momento è prevista questa classe di concorso, ci sono mediamente solo due docenti di italiano per stranieri. Viene quindi richiesta e auspicata l’istituzione di cattedre di italiano per stranieri in tutte le scuole e l’aumento di quelle già previste nei CPIA.
Il sospetto del coordinamento di docenti che ha promosso l’iniziativa è che il decreto Valditara non vada nella direzione giusta e che sia tutt’altro che risolutivo, per diversi motivi:
- l’ambito di applicazione è ridotto dalla previsione della percentuale del 20% degli studenti che non raggiungano il livello A2: lo stanziamento potrebbe risultare sproporzionato rispetto all’effettivo ambito di applicazione;
- il livello minimo di competenza linguistica individuato nel livello A2 è oggettivamente troppo basso per incidere sul rendimento scolastico, soprattutto nella scuola secondaria;
- i corsi extracurricolari, per quanto utili, non risolvono il problema strutturale della presenza stabile di docenti specializzati in italiano L2 nelle scuole italiane.
La soluzione proposta dai docenti di A-23 non è quella di corsi ad hoc, ma l’estensione a tutte le scuole della classe di concorso A-23, piuttosto che relegare l’insegnamento dell’italiano L2 ai soli CPIA. In base ai provvedimenti adottati e alle prospettive di ampliamento, i CPIA potrebbero richiedere in organico un numero maggiore di docenti di A-23, in previsione di una richiesta da parte di altre scuole che li inserirebbero nell’organico di fatto come docenti di potenziamento.
Nella lettera aperta dei docenti di A-23 si legge che: “Come insegnanti della classe di concorso A023 ci siamo mobilitati per chiedere che i posti di lingua italiana per stranieri siano presenti stabilmente in tutte le scuole e non solo nei CPIA. Ma già con la normativa attuale, esiste la possibilità per i presidi di chiedere insegnanti di A023 come docenti di potenziamento. Non è detto che poi gli uffici scolastici regionali li concedano. Ma davanti ad una richiesta massiva di A023 da parte dei dirigenti scolastici, anche gli Uffici scolastici regionali sarebbero costretti a richiamare l’attenzione del Ministero, e i rappresentanti dei genitori potrebbero sicuramente avere un ruolo di pressione sui presidi e sugli uffici scolastici in questo senso.”
Requisiti di accesso alla classe di concorso A-23: un master per semplificare
Si registra negli ultimi anni un rinnovato interesse per la classe di concorso A-23, che è probabilmente una delle classi con i requisiti di ammissione più complessi del sistema italiano, per diversi motivi.
In primo luogo perché, oltre all’integrazione del piano di studi con esami e crediti, è richiesto un titolo congiunto costituito da un titolo di specializzazione in italiano L2 (oggi tipicamente una delle certificazioni Cedils, Ditals II livello o Dils-PG II livello).
In secondo luogo perché la tabella di riferimento, l’allegato A al Decreto Ministeriale 259/2017, è nata in un momento storico in cui le modalità di reclutamento erano in fase di cambiamento. Alcune previsioni normative stabilite in quel decreto e nella relativa tabella facevano riferimento al solo concorso 2016, senza che ciò fosse esplicitato nel testo (perché allora non era necessario chiarirlo). Nei successivi riutilizzi e rimaneggiamenti della tabella relativa alla A-23 questi riferimenti non sono stati espunti: sono proprio queste indicazioni ormai fuorvianti che rendono ancora oggi difficile l’interpretazione dei requisiti di accesso alla A-23, anche agli addetti ai lavori. Non tutti hanno seguito le vicende di questa classe di concorso e non tutti hanno quindi una sufficiente memoria storica che consenta di ricostruire e tener conto della ratio di alcune “incrostazioni normative”. A queste si è aggiunta la complicazione interpretativa derivante dalla riforma dei codici dei settori scientifico-disciplinari (DM 639/2024), che ha introdotto i nuovi GSD e SSD, mentre la tabella delle classi di concorso continua a fare riferimento ai vecchi codici degli SSD.
Per semplificare e rendere accessibile il completamento dei requisiti, il nostro ateneo telematico di riferimento ha istituito un master per il completamento dei requisiti di accesso alla classe di concorso A-23, con un piano di studi che prevede esami con denominazioni specifiche (utili soprattutto per chi proviene da lauree del vecchio ordinamento) e un numero di crediti distribuiti nei diversi settori scientifico-disciplinari necessari per la A-23, proprio per integrare i CFU mancanti nel piano di studi dei docenti che aspirano a questa classe di concorso. Il master è acquistabile anche con la Carta del docente e si affianca al catalogo di corsi di formazione glottodidattica e di preparazione alle certificazioni in didattica dell’italiano L2 di Forma Mentis, indispensabili per completare il titolo congiunto richiesto per la A-23.





























