La lingua non è solo uno strumento astratto fatto di regole, ma è sostenuta da una cultura specifica che si manifesta attraverso di essa. In questa prospettiva, l’educazione interculturale non mira soltanto a un accrescimento di conoscenze e competenze, ma vuole stimolare un vero e proprio cambiamento di mentalità e uno spirito di apertura nei confronti di altre culture e civiltà. Sembra quindi implicito che didattica interculturale e italiano L2 siano due temi fortemente legati: apprendere una seconda lingua significa infatti apprendere anche i modelli culturali a essa collegati.
La cultura nell’insegnamento di una L2
Secondo Bruner la cultura si interiorizza nella mente dell’uomo sotto forma di regole mentali che guidano l’interazione tra individuo e ambiente. Queste regole sono a loro volta condivise e seguite dai membri di una determinata società. È utile immaginare la cultura come un iceberg: una piccola parte è visibile ed esplicita (cibi, abbigliamento, feste), mentre la porzione più grande resta sommersa e implicita (valori, concezione del tempo e dello spazio, regole non scritte dell’interazione). È proprio questa parte sommersa a generare i fraintendimenti più profondi.
Il processo di acquisizione di una seconda cultura si può descrivere attraverso due concetti:
- inculturazione: l’individuo apprende le regole sociali, linguistiche e culturali necessarie per “sopravvivere” in un contesto socio-culturale diverso da quello d’origine;
- acculturazione: l’apprendente acquisisce una cultura diversa rendendola in parte “propria”.
Nel processo di acculturazione vi è dunque un graduale adattamento da parte dell’apprendente, che però non rinuncia all’identità della propria lingua e cultura native. Spesso, in una fase iniziale, si parla di “shock culturale”: l’individuo avverte le differenze culturali e ciò può generare paura e tensione, perché comincia a mettere in discussione le proprie credenze e i propri valori.
La competenza comunicativa interculturale
Il fine ultimo di una didattica interculturale e italiano L2 non è accumulare nozioni sull’Italia, ma sviluppare quella che la glottodidattica italiana (in particolare gli studi di Paolo E. Balboni) chiama competenza comunicativa interculturale. Si tratta della capacità di comunicare efficacemente con persone di culture diverse, riconoscendo che ogni scambio coinvolge tre piani:
- la competenza linguistica, cioè il codice verbale;
- le competenze extralinguistiche, come gestualità, prossemica, vestemica e uso degli oggetti (oggettemica);
- i valori culturali sottostanti, che orientano i comportamenti e spesso restano impliciti.
Sviluppare questa competenza significa, più che “sapere” un’altra cultura, saper sospendere il giudizio e relativizzare il proprio punto di vista.
Didattica interculturale e italiano L2
Nella didattica dell’italiano L2, quindi, le differenze interculturali giocano un ruolo significativo e l’insegnante deve tener conto non solo della cultura da apprendere, ma anche della cultura di provenienza dell’apprendente e delle difficoltà che potrebbe incontrare. La cultura si manifesta negli aspetti più diversi della nostra vita: nella preparazione dei cibi, nelle abitazioni, nelle relazioni familiari, nel concetto di spazio e di tempo, e così via.
Anche il linguaggio non verbale (gestualità, prossemica, vestemica, ecc.) fa parte della cultura e varia da popolo a popolo. Non a caso l’antropologo Edward T. Hall ha mostrato come la distanza interpersonale, la gestione del tempo e il peso del contesto nella comunicazione cambino profondamente da una cultura all’altra: aspetti che incidono in modo diretto sull’interazione in classe.
Per affrontare le differenze culturali serve una corretta informazione sugli usi e i costumi di un popolo, evitando però di scivolare negli stereotipi, che falsano l’interpretazione. Si possono fornire, ad esempio, dei sociotipi e ricorrere a metodi come la comparazione, la creazione di situazioni e simulazioni, il chiarimento dei malintesi.
Il ruolo dell’insegnante
Nella prospettiva di una didattica interculturale, l’insegnante agisce come mediatore: il suo scopo è sensibilizzare alla diversità culturale e creare un clima di dialogo e apertura, che porti al confronto e all’arricchimento reciproco. In particolare si propone di:
- aiutare gli studenti a “decentrarsi”, pur mantenendo la propria identità come punto di riferimento;
- formare mentalità flessibili, capaci di adattarsi e di comprendere il contesto socio-culturale di riferimento;
- suscitare curiosità e interesse nei confronti di culture diverse.
Didattica interculturale e italiano L2: approcci metodologici
Tra i vari approcci utili quando si parla di didattica interculturale e italiano L2, ricordiamo:
- Cooperative learning (apprendimento cooperativo): gli studenti imparano attraverso l’interazione e il lavoro di gruppo, cooperando e rafforzando le proprie competenze comunicative;
- Problem solving: incoraggia gli apprendenti a interrogarsi, sfruttando la loro naturale curiosità, e li mette a confronto con situazioni diverse da quelle abituali;
- Role play: i partecipanti simulano una situazione, mettendo in pratica ciò che hanno appreso e assumendo una prospettiva diversa dalla propria;
- Incidenti critici: si analizza insieme un episodio di fraintendimento interculturale per individuarne le cause profonde e sviluppare strategie di mediazione.
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