SIPROIMI: gli SPRAR dopo il decreto sicurezza

SIPROIMI: La nuova Rete del sistema di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati che sostituisce gli SPRAR

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SIPROIMI

È l’acronimo di Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) è l’acronimo della rete che sostituisce gli SPRAR dopo il “decreto sicurezza”, noto anche come “decreto Salvini”, approvato nel dicembre 2018 ma in attesa di modifiche che recepiscano i rilievi del Presidente della Repubblica.

Il decreto sicurezza è stato ampiamente criticato dagli operatori SPRAR (ora SIPROIMI) che hanno accusato l’ex Ministro degli interni di aver trattato il tema dell’immigrazione come emergenziale. Lo smantellamento e il ribaltamento delle funzioni dei centri di accoglienza, il taglio dei fondi,  inficiano inevitabilmente  la qualità dell’accoglienza. Non vogliamo entrare nel merito della polemica ma cerchiamo invece di capire come viene riorganizzata la rete SPRAR dopo questo decreto. Già in seguito all’approvazione avevamo scritto un articolo che trovate in questa pagina con le principali novità apportate.

Riprendiamo quindi il c.d. “decreto sicurezza” per illustrarvi cosa sia cambiato concretamente nel sistema di accoglienza italiano e in particolar modo negli SPRAR dall’entrata in vigore di questo provvedimento.

Si scrive SPRAR si legge SIPROIMI

La rete SPRAR  dunque cambia denominazione. Il nuovo acronimo è SIPROIMI (sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati) e continua ad agire sul territorio. Sul sito ufficiale è possibile trovare il resoconto dei progetti finanziati, il numero dei migranti accolti ed altri interessantissimi dati.
Nel dossier del Viminale pubblicato il 1° dicembre 2018 si legge infatti: “Lo SPRAR continua ad esistere, con la sua nuova denominazione: Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati (SIPROIMI)”.

Inoltre, ai beneficiari di protezione internazionale destinati a rimanere nel nostro Paese, il dossier elenca alcune categorie di stranieri che, in ragione delle specifiche necessità,  possono comunque accedere al sistema di protezione internazionale.
Rientra ad esempio in tale ambito chi deve essere sottoposto a urgenti o indispensabili cure mediche, chi risulta vittima di tratta, di violenza domestica, di grave sfruttamento lavorativo, chi non può rientrare nel proprio Paese a causa di calamità o chi ha compiuto atti di particolare valore civile, oltre che i minori stranieri non accompagnati per i quali vengono riservati percorsi dedicati in ragione della loro condizione.
Sono esclusi i richiedenti asilo.

I numeri della rete SIPROIMI

Ad agosto 2019 risultano finanziati 844 progetti (631 ordinari, 166 per minori non accompagnati, 47 per persone con disagio mentale o disabilità) affidati a 746 enti locali titolari di progetto (617 comuni, 17 Province, 26 Unioni di Comuni, comprese le Comunità Montane e le Unioni Montane di Comuni, e 52 altri enti tra Aziende Sociali Consortili, Ambiti Territoriali, Comuni Associati, Comunità Comprensoriali, Consorzi, Distretti Sanitari, Società della Salute). In totale oltre 1.800 comuni sono coinvolti.
Risultano così finanziati 33.625 posti (28.686 ordinari, 4.255 per minori non accompagnati, 684 per persone con disagio mentale o disabilità). I dati riportati sono reperibili nella tabella presente sul sito ufficiale della rete SPRAR/SIPROIMI (LINK).

Una rete che fa anche formazione

La rete SIPROIMI organizza periodicamente dei cicli di formazione aperti a tutti riguardanti il sistema dell’accoglienza italiano con i relativi riferimenti normativi e informazioni anche per i non addetti ai lavori.
Da settembre a novembre ad esempio è stato organizzato un ciclo di formazione gratuito per promuovere la realizzazione di un percorso formativo, di approfondimento e aggiornamento, relativamente agli istituti di tutela e protezione e agli strumenti per attivare percorsi di accoglienza e integrazione rivolti ai minori stranieri non accompagnati.

Domande frequenti sul SIPROIMI

Il SIPROIMI, Sistema di protezione per titolari di protezione internazionale e per minori stranieri non accompagnati, era la denominazione assunta dalla rete di accoglienza degli enti locali (l’ex SPRAR) tra il 2018 e il 2020. Coordinata a livello centrale dal Ministero dell’Interno, offriva accoglienza e servizi di integrazione, tra cui i corsi di lingua italiana.

Il SIPROIMI è stato introdotto dal cosiddetto decreto Salvini, il decreto-legge 4 ottobre 2018, n. 113, convertito nella legge 1 dicembre 2018, n. 132. La riforma ridenominò lo SPRAR e ne ristrinse la platea dei beneficiari.

Al SIPROIMI accedevano i titolari di protezione internazionale, i minori stranieri non accompagnati e alcune categorie con permessi per casi speciali (cure mediche, vittime di tratta o di grave sfruttamento, calamità, atti di particolare valore civile). Erano invece esclusi i richiedenti asilo, indirizzati ai centri di prima accoglienza e ai CAS.

Sono le tre denominazioni successive dello stesso sistema di accoglienza territoriale degli enti locali. Lo SPRAR è diventato SIPROIMI con il decreto Salvini del 2018, con accesso ristretto; con il decreto-legge 130/2020 è diventato SAI, il Sistema di Accoglienza e Integrazione attualmente in vigore.

No. Dal 2020 la rete ha cambiato di nuovo nome in SAI, Sistema di Accoglienza e Integrazione, per effetto del decreto-legge 130/2020. Il sito ufficiale di riferimento è oggi quello della Rete SAI (retesai.it), erede del portale SPRAR/SIPROIMI.

Sì. I corsi di lingua italiana sono da sempre tra i servizi della rete, considerati una leva fondamentale per l’integrazione. L’apprendimento dell’italiano accompagna l’inserimento sociale e lavorativo dei beneficiari, sia nei progetti SAI sia negli altri contesti dell’italiano per stranieri.

Per insegnare italiano a stranieri nei progetti di accoglienza sono utili una preparazione glottodidattica specifica e una certificazione in didattica dell’italiano L2 come Cedils, Ditals o Dils-PG. Una formazione mirata permette di acquisire metodo, strumenti operativi e un titolo riconosciuto, spendibile in molti contesti dell’italiano L2.

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