“Insegnare all’estero” è stata, per anni, la risposta più richiesta dai docenti e dagli aspiranti docenti che si avvicinavano al mondo della didattica dell’italiano L2/LS. Già da un sondaggio interno al sito condotto nell’estate del lontano 2015, praticamente in un’altra era geologica, la risposta dei nostri lettori era orientata al conseguimento di un titolo in italiano L2 per insegnare all’estero l’italiano agli stranieri.
Questa intenzione non ha smesso di rappresentare uno dei principali motori formativi nel campo della glottodidattica italiana. Per questo motivo ci fa piacere volgere lo sguardo al passato per ripercorrere l’evoluzione storica dei titoli in italiano L2 e fare il punto su quale possa essere più agevole da conseguire per insegnare italiano a stranieri in Italia e all’estero.
Un panorama inizialmente tripartito
Da molti anni la certificazione Ditals, creata dal Prof. Balboni all’epoca in cui si trovava a Siena, non è più la sola certificazione possibile volta ad attestare la competenza in didattica dell’italiano a stranieri. L’Università Ca’ Foscari di Venezia certifica le medesime competenze, sotto la direzione del Prof. Balboni, con la propria certificazione, la Cedils. L’Università per Stranieri di Perugia fa altrettanto con la certificazione Dils-PG di I e II livello.
Da anni, quindi, il panorama della didattica dell’italiano a stranieri e delle certificazioni in questo ambito ha ormai una prospettiva tripartita.
L’affermazione “prima il Ditals” che alcuni ancora propongono come soluzione potrebbe essere corretta se dicessimo “prima (c’era soltanto) il Ditals“, a meno che non si intenda “Ditals” come un nome comune che indica tutte le certificazioni che offrono le stesse possibilità di diventare insegnante di italiano a stranieri in Italia o all’estero. Insomma, l’affermazione sarebbe corretta se “Ditals” fosse usato come iperonimo, cioè un termine con un significato più generale che comprende tutte le certificazioni, quindi non solo Ditals ma anche Cedils e Dils-PG.
Le certificazioni glottodidattiche e gli altri titoli di specializzazione non sono titoli abilitanti
Il secondo errore in cui spesso incappa anche chi è del settore ma non ha competenze specifiche è quello di presentare le certificazioni di II livello come “titolo di abilitazione all’insegnamento di Italiano L2 (lingua seconda)“. Ebbene, essendoci una classe di concorso di Italiano L2 (la A023) i titoli abilitanti all’insegnamento, nella scuola pubblica sono ben altri e una certificazione assolve solo ad uno dei requisiti previsti dalla normativa. Se invece vogliamo parlare di “abilitazione” nel settore privato, nel senso di autorizzazione all’esercizio di una professione, l’insegnamento dell’italiano a stranieri è una professione non regolamentata e rappresenta quindi una “nuova professione” per cui non è prevista alcuna abilitazione specifica.
Il riconoscimento ministeriale formale è arrivato con il D.M. n. 92 del 23 febbraio 2016, che ha individuato Cedils, Ditals II e Dils-PG II tra i titoli di specializzazione per l’accesso alla classe di concorso A-23 (Lingua italiana per discenti di lingua straniera). Si tratta comunque di un riconoscimento di titoli culturali valutabili nelle graduatorie e nei concorsi della scuola pubblica, non di una vera e propria abilitazione all’esercizio della professione “universale”.
La certificazione più ricercata e quella più spendibile
10 anni or sono ci fu una rivoluzione copernicana nel campo delle certificazioni di didattica dell’italiano a stranieri. Nel 2015 infatti la certificazione Ditals ha introdotto nuovi requisiti, modificando per la terza volta in poco tempo le caratteristiche richieste per l’ammissione dei candidati all’esame. Mai prima del 2015 i requisiti stabiliti per l’accesso all’esame della Stranieri di Siena erano stati tanto restrittivi, sia rispetto ai requisiti precedenti della stessa certificazione, sia, soprattutto, rispetto ai requisiti stabiliti dalle altre certificazioni, quella della Ca’ Foscari e quella della Stranieri di Perugia.
Non solo. Mentre i requisiti di accesso alle certificazioni Ditals cambiavano in peius, aggravando le condizioni di accesso all’esame, l’Università Ca’ Foscari modificò, ma in senso opposto, i requisiti di accesso alla propria certificazione, la Cedils, ampliando notevolmente la platea dei candidati che potevano accedere all’esame. La Stranieri di Perugia, invece, mantenne stabili i propri requisiti, stabiliti relativamente da poco tempo, sdoppiando l’unica certificazione esistente e creando due livelli.
Quando parliamo di certificazioni, quindi, occorrerebbe specificare se una certificazione è stata conseguita prima o dopo il 2015: l’indicazione della data potrebbe dare, a chi sa leggere tra le righe, un valore differente alla certificazione stessa.
Se fino al 2015 era possibile accedere all’esame Ditals con relativa facilità, da quel momento era diventato più agevole accedere all’esame Cedils. Da qui la domanda: “perché tanto spreco di energie e di denaro per conseguire un titolo equipollente?”, o meglio “perché metterci tanto tempo e spendere di più per conseguire un titolo che ha esattamente lo stesso valore?”. Da questo ragionamento, a nostro avviso, scaturiva la preferenza crescente dei candidati verso la certificazione Cedils.
A conti fatti, la valutabilità e la spendibilità di un titolo culturale che attesta le competenze in didattica dell’italiano a stranieri, che sia rilasciato da questo o da quell’ente certificatore, è in sostanza sovrapponibile, e non stiamo qui a fare una gara campanilistica sul prestigio tra enti certificatori. Tale equiparazione di fatto venne poi ufficializzata, nel febbraio 2016 con il D.M. 92/2016, con l’inserimento delle tre certificazioni di II livello (Ditals II, Cedils e Dils-PG II) nel decreto ministeriale che individuava i primi titoli di specializzazione in italiano L2, chiudendo definitivamente ogni residua pretesa gerarchica sul valore delle certificazioni.
Se fino al 2015 il Ditals era la sola certificazione presa in considerazione per certificare le proprie competenze in didattica dell’italiano a stranieri, da quel momento in poi l’orientamento cambiò decisamente. Ditals II, con i nuovi requisiti, si pone oggettivamente come una certificazione rivolta a chi già insegna italiano a stranieri (richiede infatti 300 ore di insegnamento qualificato, eccetto i casi specifici dei laureati in area umanistica), mentre Cedils si configura come una certificazione rivolta a chi intende intraprendere questo percorso e in molti casi non richiede una esperienza pregressa.
Cosa è cambiato dal 2015 in poi con la diffusione degli atenei telematici
Negli anni successivi, la situazione è in parte mutata, ma le linee di fondo del nostro ragionamento hanno tenuto.
Sul versante della Stranieri di Siena, i requisiti Ditals II sono rimasti complessivamente nel solco del 2015: laurea magistrale (almeno triennale, secondo l’ente), 30 ore di formazione glottodidattica documentata e un’esperienza didattica di 300 ore in classi di italiano a stranieri presso enti riconosciuti (Scuole statali, Università, CPIA, Scuole ASILS, IIC, Enti gestori, scuole italiane all’estero, enti convenzionati). Per i candidati in possesso del Ditals I o di altre certificazioni, l’esperienza pratica richiesta scende a 60 ore che possono essere assolte con insegnamento o tirocinio.
Sul versante della Ca’ Foscari, Cedils continua a essere l’unica certificazione di II livello che non richiede una pregressa esperienza di insegnamento documentata; al tempo stesso, i requisiti pubblicati dal Laboratorio Itals, a partire dal 2022, prevedono il possesso di una laurea magistrale, specialistica o quadriennale del vecchio ordinamento (oppure lo status di docenti non laureati di ruolo nelle scuole statali).
Sul versante della Stranieri di Perugia, Dils-PG di I e II livello mantengono un assetto stabile relativamente ai requisiti di accesso.
Nel 2023 infine l’elenco dei titoli di specializzazione si allunga ulteriormente con il D.M. 130/2023 che per la prima volta introduce in questa categoria un master erogato da un ateneo telematico con la possibilità di svolgimento da remoto dell’intero percorso accademico. Il master in questione denominato L’insegnamento dell’italiano agli stranieri, L2 è sicuramente più costoso rispetto alle certificazioni ma richiede un impegno reso meno gravoso dalle caratteristiche di accesso (è sufficiente una laurea triennale) e dalle modalità degli esami che al momento vengono ancora sostenuti online.
Insegnare all’estero, oggi: dove e come
Al di là del dibattito sulle certificazioni, vale la pena ricordare quali sono oggi i principali contesti in cui chi sceglie di insegnare all’estero può effettivamente trovare opportunità lavorative. Abbiamo dedicato a questi temi alcuni approfondimenti specifici sul blog, che invitiamo a leggere per inquadrare al meglio il panorama europeo e mondiale:
- la situazione delle Volkshochschulen in Germania e Austria, dove l’italiano è una delle lingue più richieste nei percorsi di istruzione degli adulti;
- il quadro su come insegnare italiano in Europa (Olanda, Regno Unito, Spagna, Francia e Belgio), con i canali pubblici (EOI in Spagna, CAPES e Agrégation in Francia, programma OLC in Belgio) e quelli associativi (Volksuniversiteit, u3a, Société Dante Alighieri);
- le piattaforme online (Italki, Preply e altri marketplace) per insegnare italiano L2 online a studenti sparsi in tutto il mondo;
- i programmi Study Abroad rivolti soprattutto agli studenti universitari statunitensi che trascorrono un periodo di studio in Italia;
- la testimonianza di una insegnante di italiano in Scozia e in Australia, utile per chi pensa al Regno Unito o all’area anglofona dell’emisfero australe.
Accanto a questi contesti, i canali istituzionali principali per chi sceglie di insegnare all’estero restano gli Istituti Italiani di Cultura del MAECI, le scuole statali italiane all’estero, i lettorati di italiano nelle università straniere, il programma “Assistente di lingua italiana all’estero” del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM, ex MIUR) e i corsi di lingua e cultura italiana organizzati dagli Enti Gestori in collaborazione con il MAECI.
In tutti questi contesti, il possesso di una certificazione glottodidattica (Cedils, Ditals o Dils-PG) rappresenta il modo più solido per documentare la propria competenza in didattica dell’italiano L2/LS, indipendentemente dall’ente certificatore prescelto.

























