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Insegnare italiano all’estero: ci hai mai pensato?

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Insegnare italiano all'esteroI partecipanti ad un sondaggio attivo dall’inizio di giugno su questo sito, sulla domanda “Vorrei una certificazione per…”, sono stati in 175 e tra le 4 opzioni possibili “Insegnare all’estero” è stata la più votata con ben 110 preferenze. Seguono “Insegnare in Italia” con 44 voti; “certificare le mie competenze” con 18 e, fanalino di coda, “Svolgere attività di volontariato” con sole 3 preferenze. Possiamo rispondere quindi che sì, in molti ci hanno già pensato.

Questo articolo però non vuole presentare i risultati di un sondaggio, tra l’altro ancora in corso, ma trae spunto, ed il titolo scelto ne fa provocatoriamente eco, dall’articolo a firma della Prof.ssa Maria Francesca Massa, apparso il 29 luglio 2015 sul sito blastingnews.com, in cui si presentava la certificazione Ditals come unica risposta all’interrogativo. Il titolo infatti recita “Insegnare italiano all’estero: hai mai pensato al Ditals?“.

Ci sentiamo chiamati in causa in quanto l’articolo rimanda al nostro sito per le informazioni sulle possibilità di lavorare in Italia e all’estero come insegnante di italiano per stranieri.

Il contributo della Prof.ssa Massa appare tuttavia un po’ di parte e, se non fossimo sicuri della sua assoluta buona fede, il tenore dell’articolo su blastingnews potrebbe far pensare più ad un redazionale pubblicitario che ad un articolo realmente ed oggettivamente informativo.

Scriviamo quindi per sottolineare, non fosse altro perché questo sito viene menzionato nell’articolo, che non è nostra intenzione parteggiare per una o per l’altra certificazione.

Il nostro sito nasce con lo scopo di far conoscere le certificazioni di didattica dell’italiano a stranieri, guidare chi è interessato a conseguirle ad una scelta consapevole, districandosi tra i requisiti richiesti per l’accesso ai rispettivi esami, e scegliendo la certificazione a cui, in base al proprio profilo formativo ed esperienziale, è possibile accedere con i requisiti già in proprio possesso. Inoltre offriamo la possibilità di acquisire le competenze in didattica dell’italiano a stranieri, che costituiscono poi l’oggetto valutato dagli esami di certificazione, tramite appositi corsi offerti prevalentemente on-line ed anche in presenza. In ossequio alla nostra missione quindi ci corre l’obbligo di essere imparziali e specificare quindi i motivi che ci portano a non concordare con alcune affermazioni dell’articolo della Prof.ssa Massa.

La prima affermazione, la troviamo in grassetto come titolo di un paragrafo, recita: “Insegnante di italiano L2: prima il Ditals“. Da molti anni la certificazione Ditals, creata dal Prof. Balboni all’epoca in cui si trovava a Siena, non è più la sola certificazione possibile volta ad attestare la competenza in didattica dell’italiano a stranieri. L’Università Ca’ Foscari di Venezia certifica le medesime competenze, sotto la direzione del Prof. Balboni, con la propria certificazione, la Cedils. L’Università per Stranieri di Perugia fa altrettanto con la certificazione Dils-PG di I e II livello.

Da  anni quindi il panorama della didattica dell’italiano a stranieri e delle certificazioni in questo ambito ha ormai una prospettiva tripartita.

L’affermazione “prima il Ditals” potrebbe essere corretta se dicessimo “prima (c’era soltanto) il Ditals“, a meno che non si intenda “Ditals” come un nome comune che indica tutte le certificazioni che offrono le stesse possibilità di diventare insegnante di italiano a stranieri in Italia o all’estero. Insomma l’affermazione sarebbe corretta se “Ditals” fosse usato come iperonimo (concetto caro al mondo ditals) cioè un termine con un significato più generale che comprende tutte le certificazioni, quindi non solo Ditals ma anche Cedils e Dils-PG. Insomma sembra proprio che in questo caso Ditals venga usato come sinonimo di certificazione e non come una delle tre certificazioni possibili.

La seconda affermazione, non ce ne voglia la Prof.ssa Massa, è, se non superficiale, quanto meno un po’ avventata in quanto presenta il Ditals come “titolo di abilitazione all’insegnamento di Italiano L2 (lingua seconda)“. Ebbene, non essendoci (o non essendoci ancora) una classe di concorso di Italiano L2 non si può parlare di “abilitazione” nel senso di autorizzazione all’esercizio di una professione. L’insegnamento dell’italiano a stranieri è una professione non regolamentata e rappresenta quindi una “nuova professione” per cui non è prevista alcuna abilitazione. Ovviamente, lo stesso discorso fatto per la certificazione Ditals in quanto titolo abilitativo, vale anche per le certificazioni Cedils e Dils-PG.

Infine, l’ultima affermazione su cui ci troviamo in disaccordo, è quella che indica il Ditals di I e II livello come “la certificazione più ricercata per i docenti che desiderano insegnare italiano all’estero“. Su questo dato abbiamo qualcosa da dire. Tempo fa abbiamo inserito in questo sito un sondaggio proprio per testare il “sentiment” delle persone interessate a conseguire una certificazione. La domanda posta è (il sondaggio è ancora attivo) “Quale certificazione intendi conseguire?“. Il dato raccolto, che è visibile direttamente ai nostri lettori, ad oggi parla di 137 votanti (a partire dal 7 giugno) e l’esito non sembra affatto quello riportato nell’articolo di blastingnews. Le persone che hanno partecipato al sondaggio infatti si sono espresse attribuendo 48 voti al Ditals di I livello, 42 alla certificazione Cedils, 32 alla certificazione Ditals di II livello, 14 alla certificazione Dils-PG di II livello e solo 1 alla certificazione Dils-PG di I livello.

Ammettiamo che il campione di pubblico che partecipa al sondaggio potrebbe non essere considerato rappresentativo, in quanto non profilato, e che si tratta comunque di un campione tutto sommato limitato.

Tuttavia c’è da sottolineare una cosa. Il 2015 segna una data destinata a diventare uno spartiacque nel campo delle certificazioni di didattica dell’italiano a stranieri. Da quest’anno, infatti, la certificazione Ditals ha introdotto nuovi requisiti modificando per la terza volta in poco tempo le caratteristiche richieste per l’ammissione dei candidati all’esame. Mai prima del 2015 i requisiti stabiliti per l’accesso all’esame della Stranieri di Siena erano stati tanto restrittivi sia rispetto ai requisiti precedenti della stessa certificazione, sia, soprattutto, rispetto ai requisiti stabiliti dalle altre certificazioni, quella della Ca’ Foscari e quella della Stranieri di Perugia.

Non solo. Contemporaneamente l’Università Ca’ Foscari ha modificato i requisiti di accesso alla propria certificazione in senso opposto, ampliando quindi, e non restringendo, la platea dei candidati che ora possono accedere con una laurea, anche triennale, in ambito anche non umanistico.

La Stranieri di Perugia invece mantiene stabili i propri requisiti stabiliti relativamente da poco tempo con lo sdoppiamento della certificazione, prima unica, in due livelli.

Quando parliamo di certificazioni quindi occorrerebbe specificare se una certificazione è stata conseguita prima o dopo il 2015; l’indicazione della data potrebbe dare, a chi sa leggere tra le righe, un valore differente alla certificazione stessa.

In base ai cambiamenti intervenuti da gennaio 2015 ci spingiamo a dare una lettura ragionata dell’andamento del sondaggio. Se infatti fino a qualche anno fa era possibile, tutto sommato facilmente, accedere all’esame Ditals, oggi come oggi è molto più agevole accedere all’esame Cedils. Ed allora ci si potrebbe chiedere: “perché tanto spreco di energie e di denaro per conseguire un titolo equipollente?”, o meglio “perchè metterci tanto tempo e spendere di più per conseguire un titolo che ha la stessa spendibilità?”. Da questo ragionamento a nostro avviso scaturisce la preferenza crescente dei nostri lettori verso la certificazione Cedils.

A conti fatti la valutabilità e la spendibilità di un titolo culturale che attesta le competenze in didattica dell’italiano a stranieri, che sia rilasciato da questo o da quell’ente certificatore, è in sostanza sovrapponibile e non stiamo qui a fare una gara campanilistica sul prestigio tra enti certificatori. Questo ragionamento potrebbe spiegare la differenza di 10 preferenze tra Ditals II e Cedils a favore di quest’ultima, ma non la differenza di 6 voti rispetto a Cedils che può vantare, fino al momento in cui scriviamo, la certificazione Ditals I. Ci riserviamo di analizzare le differenze tra Cedils e Ditals I in un successivo contributo che era già previsto ed in preparazione.

Possiamo però dire che se fino al 2014 Ditals era la sola certificazione presa in considerazione per certificare le proprie competenze in didattica dell’italiano a stranieri, dal 2015 l’orientamento è decisamente cambiato. Ditals II, con i nuovi requisiti, si pone, oggettivamente, come una certificazione rivolta a chi già insegna italiano a stranieri (richiede infatti 300 ore di insegnamento qualificato) mentre Cedils (che è l’unica a non richiedere una esperienza pregressa in possesso di una laurea anche non specifica) si configura come una certificazione rivolta a chi intende intraprendere questo percorso per la prima volta.

Prevediamo che a breve e medio termine la situazione resterà sostanzialmente stabile. Infatti la Stranieri di Siena probabilmente si guarderà bene di modificare per la quarta volta in due anni i requisiti di accesso all’esame e sicuramente, dopo averli irrigiditi, non potrà, senza una sollevazione di chi è stato sottoposto a quei requisiti, tornare nuovamente sui suoi passi. Sull’altro fronte Cedils si trova in una posizione speculare. Dopo aver modificato i requisiti in senso estensivo sarà difficile modificarli nuovamente in senso opposto senza sopportare critiche di chi può venirne escluso.

Prima di concludere però spezziamo una lancia in favore dell’articolo di blastingnews che conclude con “Se vuoi restare aggiornato sulle differenti abilitazioni per l’insegnamento in Italia o all’estero […]”. Questa conclusione ci lascia ben sperare sulla possibilità di leggere ulteriori contributi simili della Prof.ssa Massa aventi ad oggetto anche le certificazioni Dils-PG e Cedils.

Staremo a vedere quel che succederà in futuro o, come diceva una vecchia canzone di Battisti, “lo scopriremo solo vivendo”.

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