Dove insegnare italiano a stranieri? È questa una delle domande più frequenti che si pone chi vuole intraprendere la professione di insegnante di italiano a stranieri; anzi, quella relativa alle possibilità di trovare un lavoro in questo settore è spesso la prima domanda che emerge.
In questo articolo cerchiamo di far luce su alcuni settori in ombra che spesso non vengono considerati come possibili sbocchi lavorativi da chi si approccia per la prima volta al mondo dell’insegnamento dell’italiano a stranieri. Per un neofita è infatti oggettivamente difficile individuare dove insegnare italiano a stranieri.
La classe di concorso A023
Il primo ambito lavorativo a cui si pensa, specialmente dopo l’istituzione della classe di concorso A023, è l’insegnamento dell’italiano a stranieri nella scuola pubblica. Dobbiamo onestamente dire però che quello della scuola pubblica è oggettivamente da considerarsi un ambito residuale. Il MIUR (oggi Ministero dell’Istruzione e del Merito, MIM) mise a bando, con il primo concorso a cattedra del 2016 per questa classe di concorso, solo 506 posti per questa classe di concorso. Negli anni successivi sono stati banditi nuovi concorsi (in particolare le procedure ordinarie del PNRR del 2023 e del 2024), ma i posti destinati alla A023 restano comunque numericamente contenuti rispetto alle altre classi di concorso della secondaria. Ci occupiamo costantemente di questa classe di concorso e delle potenzialità offerte dalla sua istituzione in poi. Abbiamo spesso parlato di come ottenere l’abilitazione per la classe di concorso A023, dei requisiti di accesso alla nuova classe di concorso per l’insegnamento dell’italiano a stranieri e dei titoli di specializzazione per l’accesso alla classe di concorso A023 richiesti dal MIM.
Insegnare italiano a stranieri nel cosiddetto terzo settore
Su Internet, in forum e gruppi sui social network, si legge spesso di docenti insoddisfatti delle possibilità lavorative, percepite come non gratificanti dal punto di vista economico. Questo succede principalmente perché ci si ferma davanti alle prime possibilità di lavoro, quelle più scontate, che sono sotto gli occhi di tutti e che riguardano il settore del volontariato offerto da ONLUS e associazioni che, com’è facile immaginare, difficilmente possono gratificare economicamente come gratificano umanamente. Ma di gratificazioni umane non si vive, purtroppo.
Le multinazionali e gli enti sovranazionali
Ci sono però molti altri sbocchi lavorativi decisamente gratificanti. Anche se non si può indicare un compenso standard per un insegnante di italiano a stranieri ed è difficile dire, in numero di docenti, quanti posti siano disponibili, possiamo indicare alcuni ambiti lavorativi in Italia e all’estero che spesso non vengono presi in considerazione.
Ci sono aziende multinazionali con sedi nel nostro Paese che hanno bisogno di questo tipo di formazione per i loro dirigenti stranieri. È possibile anche trovare lavoro nelle filiali all’estero di queste e altre imprese che hanno rapporti commerciali con l’Italia. Alcuni insegnanti di italiano a stranieri lavorano anche per le forze armate, che hanno scambi con personale straniero che viene a formarsi in Italia e che ha bisogno quindi di conoscere la lingua.
All’estero si può facilmente insegnare, nell’area germanofona ad esempio, presso le cosiddette università popolari (Volkshochschulen in Germania e Austria, Volksuniversiteit in Olanda, u3a nel Regno Unito). Buone possibilità ci sono anche presso le istituzioni europee, le ambasciate, gli enti sovranazionali in genere, anche religiosi: in tutti quei centri in cui la lingua italiana deve essere conosciuta da un certo numero di operatori per i motivi più disparati. Molti italiani sono attratti, solo per fare un esempio, dalla possibilità di realizzare risparmi con cure mediche all’estero, e chi opera nelle strutture sanitarie straniere in cui vi sono pazienti italiani è interessato a imparare la lingua.
Le nicchie di mercato
Altre possibilità sono poi offerte dalle diverse “specializzazioni” possibili. Per esempio, ci si può specializzare nell’insegnamento dell’italiano a una specifica tipologia di apprendenti (bambini, adulti, studenti universitari) o ad apprendenti di una determinata madrelingua.
La specializzazione potrebbe anche riguardare l’insegnamento di una microlingua (linguaggi settoriali) o l’adozione di metodi immersivi con offerta di lezioni in formula “homestay”, che si sono progressivamente moltiplicate negli ultimi anni. In questi casi si possono avere ovviamente ulteriori possibilità. Senza contare poi che, come insegnante freelance, si può insegnare anche online raggiungendo un pubblico potenzialmente illimitato. Vi sono inoltre dei servizi su Internet che mettono in contatto i docenti di lingua con i potenziali studenti.
Le possibilità, quindi, ci sono: spesso si tratta di nicchie di mercato che bisogna cercare autonomamente o di settori impensabili e insospettabili che però, una volta svelati, diventano un vero e proprio “filone aurifero”, in cui ci si ritrova praticamente senza concorrenti. Occorre quindi non solo avere le competenze didattiche, ma è necessario avere un po’ di “fiuto”.
Insegnare italiano a stranieri online
Una delle direzioni che ha trasformato in modo più radicale il quadro delle opportunità per chi si chiede dove insegnare italiano a stranieri è proprio quella delle piattaforme online. Marketplace come Italki, Preply, Verbling, Cambly, LanguaTalk e altri permettono oggi di costruire un’attività di insegnamento individuale rivolta a studenti sparsi in tutto il mondo, senza necessariamente spostarsi dall’Italia. Abbiamo dedicato a questo tema un approfondimento specifico, con la testimonianza diretta di tre insegnanti che raccontano pro e contro delle principali piattaforme: insegnare italiano L2 online.
Insegnare italiano a stranieri all’estero
Se si punta all’estero, occorre “esplorare” il territorio prescelto, iniziando dagli Istituti Italiani di Cultura, dalle sedi della Società Dante Alighieri e dalle Facoltà di italianistica. È indispensabile però avere un’idea quanto più precisa possibile del Paese in cui si intende insegnare, per poter approfondire al meglio le possibilità offerte con una vera e propria ricerca di mercato.
Sul blog abbiamo dedicato diversi approfondimenti ai principali contesti europei e mondiali in cui si insegna italiano a stranieri, utili per orientarsi prima di scegliere una destinazione:
- l’insegnamento dell’italiano nelle Volkshochschulen di Germania e Austria, all’interno dei percorsi di istruzione degli adulti;
- una panoramica più ampia su come insegnare italiano in Europa, con un focus su Olanda, Regno Unito, Spagna, Francia e Belgio e sui rispettivi canali (EOI in Spagna, CAPES e Agrégation in Francia, programma OLC in Belgio, u3a nel Regno Unito);
- la riflessione di fondo su insegnare all’estero italiano a stranieri e sui titoli utili per qualificarsi come docente di italiano L2/LS;
- la testimonianza di una insegnante di italiano all’estero in Scozia e in Australia;
- l’esperienza dei programmi Study Abroad, frequentati soprattutto da studenti universitari statunitensi in periodo di soggiorno di studio in Italia.
A conclusione di queste riflessioni, vi sottoponiamo degli elenchi di enti, da considerarsi come esemplificativi e non esaustivi, in cui si insegna italiano a stranieri. Si tratta di enti in Italia e all’estero che vanno dai progetti SPRAR (poi SIPROIMI, oggi SAI – Sistema di Accoglienza e Integrazione, dal D.L. 130/2020), alle Scuole Italiane all’estero, dalla Rete di ScuoleMigranti alla rete delle Scuole Senza Permesso, ai Centri linguistici di Ateneo e alle sedi della Società Dante Alighieri.
Trovate questi e altri enti nella pagina dedicata: Insegnare italiano a stranieri in Italia e all’estero.

























