Fare lezioni di italiano L2 online è stata la risposta di scuole e insegnanti al blocco del turismo, anche di quello linguistico, conseguenza delle misure anti-contagio imposte tra il 2020 e il 2021. A distanza di anni, l’insegnamento a distanza è rimasto un canale stabile e consolidato, ben oltre l’emergenza che lo aveva imposto.
Negli anni dell’emergenza sanitaria da Covid-19, sebbene i vari decreti ristori siano venuti in soccorso di alcuni settori, altri sono stati completamente dimenticati. È stato il caso delle scuole di italiano L2, che per mesi hanno chiesto a gran voce al governo un intervento per evitare il collasso. Molte scuole hanno dovuto, nella migliore delle ipotesi, ridurre il numero degli insegnanti di italiano L2, reclutati anche stagionalmente per far fronte ai picchi stagionali di studenti provenienti da tutto il mondo.
Turismo linguistico e italiano L2: i numeri
Quando si parla di insegnamento di italiano per stranieri il pensiero della maggior parte dei lettori va ai migranti e si pensa alla battuta d’arresto degli sbarchi, ma in realtà il settore è molto, molto più vasto e genera un indotto tutt’altro che trascurabile.
Nel 2019, in tempi pre pandemia, sono arrivati in Italia circa 30mila studenti provenienti da tutto il mondo. Il fatturato totale delle scuole di italiano a stranieri di quell’anno è stato stimato in 20,2 milioni di euro. La spesa media settimanale degli studenti (corso + alloggio) era di circa 431 euro. Considerando la permanenza media di 4,3 settimane, la stima del turismo linguistico generato era di 797mila presenze, di cui il 63% studenti europei e il restante 37% extraeuropei (IlSole24ore).
Ipotizzando una spesa media giornaliera pro-capite dei visitatori stranieri in Italia (fonte Bankitalia) pari a 62,8 euro, esclusa la spesa sostenuta per l’alloggio, era possibile quantificare l’ulteriore spesa sostenuta dagli studenti in oltre 50 milioni di euro.
Con la pandemia la situazione cambiò drasticamente. Nel 2020 le scuole di lingue presenti nel nostro Paese rientravano fra le aziende che avevano subito perdite di fatturato comprese tra il 75% e il 95%. Risultavano a rischio circa 15mila posti di lavoro, perché, per la peculiarità del servizio offerto da queste scuole, la modalità di prosecuzione delle attività interamente online, anche se già attuata, non veniva considerata un’alternativa praticabile e atta a soddisfare le esigenze di chi cercava un’esperienza reale di immersione nella vita e nella cultura italiana.
L’appello degli operatori di settore: le scuole private di italiano L2
A denunciare per prima la situazione, già nell’inverno 2020-2021, è stata Tiziana Di Dedda, direttrice della Dilit International House di Roma, una delle scuole di più illustre tradizione, che fa parte di Asils, l’associazione delle scuole di italiano come lingua seconda, allora promotrice di una petizione indirizzata al Governo, tramite la piattaforma change.org, per richiedere un intervento a supporto del settore delle scuole di lingue. Già in quel periodo avevamo dato voce a simili petizioni promosse anche da gruppi di insegnanti di italiano L2 nelle scuole private.
“Abbiamo perso l’80 per cento del fatturato nel 2020” dichiarò Di Dedda al Sole 24 Ore. “Abbiamo fatto partire subito i corsi on line, naturalmente. Ma sono poca cosa. La conoscenza della lingua italiana, per i nostri studenti, è parte di un pacchetto completo sul nostro Paese. Non gli interessa studiare a distanza le regole della grammatica. Amano la letteratura, Dante, la storia di Roma. Sono persone colte, curiose.”
I codici ATECO per l’insegnamento dell’italiano L2
Nell’intervista la direttrice Di Dedda lamentava che le disposizioni in materia di sostegno economico per le attività che avevano subito uno stop a causa delle misure anti-Covid, previste dal DPCM del 24 ottobre 2020, trascuravano totalmente il settore della formazione linguistica in Italia, e in particolare quello dell’organizzazione dei soggiorni linguistici. Il decreto, infatti, introduceva fra i beneficiari del ristoro le aziende con codice ATECO 855209 (Altra Formazione Culturale), ma non quelle con il codice ATECO 855930 (Scuole e Corsi di Lingua), creando di fatto un’asimmetria di trattamento all’interno dello stesso comparto educativo.
I codici ATECO classificano le Attività Economiche secondo lo schema adottato dall’ISTAT e sono diventati familiari a molti insegnanti di italiano L2 che, anche in seguito alla pandemia, si sono riconvertiti all’insegnamento online come liberi professionisti aprendo una partita IVA, così come hanno fatto le scuole approntando corsi online tramite piattaforme e software per la didattica a distanza. Va ricordato che la classificazione è stata aggiornata: a partire dal 1° aprile 2025 è entrata in vigore l’ATECO 2025, che ha rinumerato e ridefinito molte voci del settore istruzione. Le scuole e i corsi di lingua, in particolare, ricadono ora nella sottocategoria 85.59.10 (Corsi di lingua straniera).
Lezioni di italiano L2 online: come mettersi in regola col fisco
Negli anni dell’emergenza sanitaria l’insegnamento online si è rivelato l’unica soluzione percorribile, vista la chiusura delle scuole e l’incertezza dovuta agli spostamenti internazionali. Pur non essendo sempre risolutivo, è una strada praticabile molto rapidamente senza grosse spese e, superata la fase emergenziale, è rimasto un canale stabile sia per i singoli docenti sia per le scuole. Chi decide di fare dell’insegnamento dell’italiano online il proprio mestiere (o un secondo mestiere) ha necessità di aprire una propria partita IVA per mettersi in regola con il fisco, scegliendo anche in questo caso un codice ATECO appropriato. Date le caratteristiche peculiari del settore, un insegnante di italiano per stranieri libero professionista sceglierà nella maggior parte dei casi un codice riconducibile alla famiglia 85.59 (Altri servizi di istruzione e formazione n.c.a.): nella classificazione ATECO 2025 le voci di riferimento più frequenti sono 85.59.10 (corsi di lingua straniera), 85.59.20 (corsi di formazione e aggiornamento professionale) e 85.59.99 (servizi di istruzione diversi da quelli scolastici e universitari).
Risolto questo primo problema burocratico, occorre prepararsi adeguatamente anche dal punto di vista fiscale per svolgere questo lavoro in modo professionale.
Lezioni di italiano L2 online: quanto si guadagna?
Questa è una delle domande che ci vengono rivolte più spesso da chi vuole intraprendere questo percorso professionale e desidera fare le opportune valutazioni. È molto difficile, tuttavia, dare una risposta univoca, che dipende da moltissimi fattori: da come ci si propone, dalla piattaforma che si sceglie per proporsi come insegnante di italiano a stranieri…
Nella sezione dedicata alle risorse per l’insegnamento dell’italiano L2 online del nostro sito presentiamo diverse piattaforme che si propongono di mettere in contatto studenti e insegnanti in tutto il mondo, anche per lezioni online di italiano L2. A titolo di esempio, prendiamo il caso della piattaforma Preply.
Indicativamente un tutor non certificato può guadagnare circa 9 dollari a lezione; un insegnante certificato può richiedere tra i 10 e i 19 dollari a lezione, mentre un insegnante certificato con esperienza pregressa di insegnamento di italiano L2 può anche guadagnare dai 20 dollari in su. Si tratta di cifre indicative, da verificare periodicamente sulle singole piattaforme perché soggette a variazione.
In un video del canale YouTube ioeilmiozaino una interessante testimonianza dimostra concretamente come dare lezioni online di italiano L2 sia un modo per lavorare liberi da orari e luoghi di lavoro, dedicandosi anche ad altro, ad esempio a viaggiare per il mondo, potendo contare su un reddito gratificante.
Come è evidente, anche per insegnare online è di fondamentale importanza essere un insegnante certificato, non solo per poter contare su un compenso orario maggiore, ma anche e soprattutto per avere un metodo di insegnamento efficace, cosa che fa indubbiamente la differenza.

























