Diventare docenti ha seguito un nuovo iter a partire dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, il 30 aprile 2022, del decreto legge 36/2022 recante misure urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR). Le importanti novità che riguardavano il mondo della scuola erano relative in particolare al sistema di reclutamento dei docenti. In questo articolo ripercorriamo la riforma così come fu presentata nel 2022 e, in chiusura, facciamo il punto su come è stata effettivamente attuata.
Diventare docenti: il sistema di reclutamento previgente
Il capo VIII del decreto e in particolare gli articoli 44-47, conteneva notevoli cambiamenti che sovvertivano le modalità allora vigenti di reclutamento per diventare docenti nella scuola pubblica.
All’epoca infatti, per diventare docenti di ruolo era necessario vincere il concorso a cattedra (ordinario o straordinario) rientrando quindi tra i posti vacanti disponibili. Se si superava il concorso ma non si rientrava tra i posti disponibili si otteneva l’abilitazione.
Per partecipare al concorso inoltre era necessario essere in possesso del titolo di accesso alla classe di concorso specifica sulla base della tabella A, di tutti i CFU richiesti, indicati sempre in tabella A, e dei 24 CFU in discipline antropo-psico-pedagogiche e in metodologie didattiche.
Fin lì tutto chiaro, ma col nuovo decreto questo sistema veniva stravolto di nuovo.
Le modifiche apportate dal decreto
Il nuovo sistema di accesso in ruolo a tempo indeterminato, tuttora in vigore, si articola in tre passaggi:
- percorso universitario e accademico abilitante di formazione iniziale con prova finale corrispondente a non meno di 60 crediti formativi universitari o accademici, nel quale sono acquisite dagli aspiranti docenti competenze teorico-pratiche;
- concorso pubblico nazionale, indetto su base regionale o interregionale;
- periodo di prova in servizio di durata annuale con test finale e valutazione conclusiva.
Il percorso universitario e accademico di formazione iniziale è organizzato e impartito dalle università o dalle istituzioni AFAM. Questo percorso è finalizzato all’acquisizione di competenze linguistiche e digitali, alla formazione in metodologie e tecnologie didattiche applicate alle discipline di riferimento e con particolare attenzione al benessere psicofisico degli allievi con disabilità. Comprende inoltre un periodo di tirocinio diretto presso le scuole e uno di tirocinio indiretto non inferiore a 20 CFU.
Questi percorsi non sono incompatibili con la contemporanea frequenza di lauree triennali o magistrali.
Un cambio di passo notevole che all’epoca sollevò alcuni dubbi sulla realizzazione pratica di questi percorsi, affidata a un decreto del Presidente del Consiglio dei ministri atteso entro il 31 luglio 2022. Il DPCM arrivò in realtà con oltre un anno di ritardo, il 4 agosto 2023, e da allora disciplina i percorsi abilitanti: ne parliamo in dettaglio nel nostro approfondimento sui percorsi da 60 CFU abilitanti.

























