Composto da sedici articoli, contenenti correttivi e novità, il D.L. 130/2020 (poi convertito, con modificazioni, nella legge 18 dicembre 2020, n. 173) interviene sulle norme che regolano l’immigrazione, dagli arrivi fino all’iter per diventare cittadini italiani. Tra le principali novità c’è l’istituzione del nuovo SAI Sistema di Accoglienza e Integrazione. Si ritorna così a un modello caratterizzato da percorsi di integrazione, sulla linea dell’esperienza SPRAR, con lo scopo di distinguere il concetto di sicurezza da quello di immigrazione.
Cosa cambia rispetto a SIPROIMI
A partire dalla fine del 2018, con il primo Decreto Sicurezza, il sistema SPRAR si era trasformato in SIPROIMI e l’accesso alle strutture era riservato ai soli titolari di protezione internazionale e ai minori stranieri non accompagnati. Con il nuovo modello, invece, si reintrodusse la possibilità per i richiedenti asilo di accedere ai percorsi di accoglienza.
Nell’agosto 2021, con appositi decreti del Ministero dell’Interno, i posti per minori stranieri non accompagnati nella rete SAI aumentarono di oltre 3.000 unità, portando la capienza complessiva per i MSNA a 6.698 posti, all’epoca il dato più alto dall’istituzione dello SPRAR. La capacità della rete viene poi rimodulata periodicamente con i decreti di riparto del Ministero.
Come commentò nel 2021 l’allora delegato ANCI all’immigrazione e sindaco di Prato, Matteo Biffoni: “È il dato storicamente più alto da quando è nato lo SPRAR. Va riconosciuto al Ministero lo sforzo significativo a supporto dei Comuni, su cui ricade la responsabilità dei minori”.
Il nuovo modello
Il modello SAI, Sistema di Accoglienza e Integrazione, come disegnato dal decreto del 2020 prevede due livelli differenziati di erogazione dei servizi:
- primo livello, destinato ai richiedenti asilo, cui sono riservate “prestazioni di accoglienza materiale, l’assistenza sanitaria, l’assistenza sociale e psicologica, la mediazione linguistico-culturale, la somministrazione di corsi di lingua italiana e i servizi di orientamento legale e al territorio”;
- secondo livello, destinato ai titolari di protezione internazionale e “finalizzato all’integrazione, tra cui si comprendono, oltre a quelli previsti al primo livello, l’orientamento al lavoro e la formazione professionale”.
Sono previste, dunque, attività per facilitare l’apprendimento dell’italiano e l’istruzione degli adulti, l’iscrizione a scuola dei minori in età dell’obbligo scolastico, percorsi formativi e di riqualificazione professionale per promuovere l’inserimento lavorativo, così come misure per l’accesso alla casa.
La rete SAI Sistema di Accoglienza e Integrazione
Il sistema SAI è costituito dalla rete degli enti locali, distribuiti su tutto il territorio nazionale, che per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. L’ammissione ai centri di accoglienza del Sistema, fino a esaurimento dei posti complessivamente disponibili, è disposta dal Servizio centrale su segnalazione dei singoli progetti territoriali o di enti terzi (prefetture, questure, associazioni).
All’interno del sistema sono, inoltre, presenti progetti specializzati per l’accoglienza e il sostegno di persone portatrici di specifiche vulnerabilità, e sono promosse iniziative per informare e sensibilizzare le comunità cittadine sulla realtà del diritto di asilo e sulla condizione dei beneficiari di protezione internazionale.
Che cosa è cambiato dopo: dal SAI aperto al decreto Cutro
L’impianto descritto sopra è quello disegnato dal decreto del 2020. Il quadro è però cambiato di nuovo con il cosiddetto decreto Cutro (decreto-legge 10 marzo 2023, n. 20, convertito nella legge 5 maggio 2023, n. 50), che è tornato a escludere i richiedenti asilo dall’accesso al SAI, riservandolo ai titolari di protezione e ai minori stranieri non accompagnati, salvo le deroghe per chi arriva tramite corridoi umanitari, reinsediamento o evacuazioni e per le categorie vulnerabili. Per i richiedenti, inoltre, i servizi di prima accoglienza sono stati ridotti, con l’esclusione dell’assistenza psicologica, della somministrazione dei corsi di lingua italiana e dei servizi di orientamento legale e al territorio. Per questo l’accesso al primo livello e i servizi effettivamente erogati vanno sempre verificati alla luce della normativa più recente.
Al di là delle riforme che si sono succedute, l’insegnamento dell’italiano L2 resta una competenza centrale nei percorsi di accoglienza e integrazione. Chi desidera insegnare nei progetti SAI e, più in generale, l’italiano ai migranti, trova nella formazione glottodidattica e nelle certificazioni in didattica dell’italiano L2 gli strumenti per acquisire un metodo solido e un titolo riconosciuto.

























