Fino a non molto tempo fa l’insegnamento dell’italiano L2 si rivolgeva prevalentemente ad un pubblico adulto. Oggi invece il pubblico di apprendenti di italiano L2 si è notevolmente differenziato includendo adolescenti, universitari, e soprattutto bambini.
Se inizialmente insegnare italiano a bambini stranieri si limitava ai figli, nipoti, pronipoti di emigrati all’estero, a figli di manager o professionisti temporaneamente residenti in Italia, oggi sono invece tantissimi i bambini figli di immigrati stabilitisi in Italia.
Secondo gli ultimi dati del Ministero dell’Istruzione, nell’anno scolastico 2022/2023 su oltre 8 milioni e mezzo di studenti nelle scuole italiane circa 914.860 sono allievi con cittadinanza non italiana; in aumento di circa 42.500 unità (+4,9% e in termini percentuali si arriva all’11,2% del totale contro il 10,6% dell’anno prima) rispetto alla rilevazione precedente.
Stime più recenti, non ufficiali ma sempre basate su dati pubblicati dal ministero, parlano di oltre 930 mila alunni con cittadinanza non italiana, pari all’11,6% del totale.
Avevamo già affrontato il tema dell’insegnamento dell’italiano L2 a studenti NAI (neoarrivati in Italia) ma è necessario fare una riflessione didattico-metodologica più ampia su come nel concreto insegnare italiano a bambini stranieri analizzando le peculiarità di questo profilo di apprendenti. Riassumendo l’insegnamento dell’italiano a bambini stranieri può rivolgersi a bambini:
- nati all’estero da genitori stranieri
- adottati con procedure internazionali
- nati in Italia da genitori stranieri
- figli di coppie miste
- di etnie nomadi
Bambini neoarrivati e bambini di seconda generazione
Un aspetto oggi imprescindibile riguarda il diverso profilo linguistico dei bambini stranieri. Da un lato ci sono i bambini neoarrivati (NAI), che non conoscono ancora l’italiano e hanno bisogno, prima di tutto, della lingua per comunicare nella vita quotidiana. Dall’altro, la maggior parte dei minori con cittadinanza non italiana è ormai nata in Italia: sono le cosiddette seconde generazioni, bambini che spesso parlano un italiano fluente con i coetanei ma che possono incontrare difficoltà con la lingua dello studio, più astratta e legata alle discipline scolastiche. La distinzione, formalizzata da Jim Cummins, tra lingua per comunicare (BICS) e lingua per studiare (CALP) è cruciale: la prima si sviluppa in tempi relativamente brevi, la seconda richiede anni. Il rischio, per l’insegnante, è scambiare la scioltezza conversazionale per piena competenza, trascurando proprio quel registro accademico da cui dipende il successo scolastico. Riconoscere a quale profilo appartiene il bambino è quindi il primo passo per calibrare obiettivi, materiali e tempi.
Caratteristiche cognitive degli apprendenti bambini
Il bambino a differenza degli adulti ma anche degli adolescenti, non ha ancora raggiunto un pieno e completo sviluppo a livello cognitivo e ovviamente deve ancora maturare sotto molteplici aspetti: da quello fisico a quello sociale, affettivo, culturale. Questo comporta evidentemente la necessità di adeguare la didattica “a misura di bambino”. Tantissime sono dunque le peculiarità di cui occorre tener conto nell’insegnare italiano a bambini stranieri.
Innanzitutto la plasticità cerebrale, la quale permette ai bambini di apprendere la lingua in maniera tale da giungere ad un’acquisizione assimilabile a quella di un parlante nativo. Il bambino inoltre non ha quella conoscenza enciclopedica che ha l’adulto a cui far riferimento di conseguenza la conoscenza si limita all’hic et nunc, al mondo che lo circonda.
Il bambino ha poi generalmente minori problemi relazionali e maggior desiderio di mettersi in gioco, di interagire e comunicare liberamente senza barriere psicologiche (filtro affettivo).
Infine, il bambino non ha raggiunto una maturità cognitiva tale da consentirgli un ragionamento metalinguistico, di conseguenza non è in grado di dedicare lunghi momenti ad attività che richiedano concentrazione, analisi e riflessione.
La ludicità nella didattica dell’italiano a bambini stranieri
L’impossibilità di mantenere l’attenzione dei bambini per un lungo tempo, a differenza di un pubblico adulto, rende necessario trovare forme diverse per raggiungere lo stesso obiettivo. Occorre quindi proporre attività e giochi che creino interesse, motivazione, coinvolgimento, e scegliere materiali che prevedano una gamma di opportunità per sperimentare lingue e linguaggi in contesti che favoriscono e valorizzano la creatività. La ludicità, più che un metodo didattico, costituisce la modalità di conoscenza del bambino che, attraverso il gioco fa esperienza dell’ambiente, esplora e comprende il mondo in un atteggiamento caratterizzato da libertà, gratuità, piacere, creatività, manipolazione e sperimentazione. Il gioco, che costituisce lo sfondo per qualsiasi attività didattica, consente al bambino straniero di affrontare in un modo naturale e familiare anche l’apprendimento dell’italiano L2 e di coinvolgere nel processo tutte le sue capacità. Insegnare italiano a bambini stranieri significa quindi incentrare la didattica sulla “persona” e cioè:
- Dare spazio alla dimensione operativa della lingua, cioè “far fare delle cose” ai bambini usando la lingua che diventa uno strumento per l’apprendimento;
- Fare leva sui meccanismi di memoria implicita, proponendo un percorso di acquisizione linguistica in cui la lingua svolge il ruolo di veicolo per la crescita complessiva del bambino (cognitiva, culturale, sociale, semiotica, affettiva);
- Coinvolgere il bambino in tutta la sua persona, attraverso stimolazioni neurosensoriali che attivino più canali sensoriali, favorendo la formazione e la stabilizzazione di precisi canali nervosi, e la fissazione delle informazioni nelle strutture della memoria.
È importante però che il gioco sia concepito non come momento isolato ma come sistema di lavoro che può coinvolgere tutta l’attività didattica dall’inizio alla fine.
Tecniche didattiche e consigli operativi
Innanzitutto in una didattica a misura di bambino occorre stimolare il piacere nell’apprendere. Ciò può essere facilitato dalla varietà di attività proposte che dovranno essere brevi e diverse l’una dall’altra. Si potrà dunque passare da attività che coinvolgono il singolo studente ad attività che invece coinvolgono tutta la classe, gruppi o coppie di studenti. Relativamente alla tipologia, si possono proporre attività che divertono e animano la classe (giochi, drammatizzazioni, role play), ma fondamentali sono anche le attività che riportano la “calma” e l’ordine in classe (disegno, copiatura, dettato ecc.). Inoltre occorre coinvolgere i bambini non solo dal punto di vista cognitivo, con attività di problem solving, ma anche dal punto di vista fisico con giochi animati che si rifanno al metodo umanistico-affettivo del Total Physical Response, elaborato dallo psicologo statunitense James Asher.
Al fine di motivare gli studenti si può chiedere loro di procurarsi a casa del materiale da portare in classe che possa avere qualche attinenza col tema che si andrà a trattare (oggetti, fotografie, immagini ecc.).
Tra i generi comunicativi che si possono proporre come testi input per insegnare italiano a bambini stranieri possiamo elencare: istruzioni, messaggi, inviti, filastrocche, poesie, fiabe, racconti, barzellette, dialoghi, pubblicità, canzoni, cartoni animati, filmati, film, documentari, disegni, cartoline ecc.
Tra le attività ludiche che potremmo adattare per la didattica troviamo:
- Battaglia navale: in cui ai numeri e alle lettere si sostituiscono oggetti o disegni;
- Giochi su schema (come “rubabandiera”): anche in questo caso abbinando al bambino non solo i numeri ma anche elementi affrontati durante la lezione (colori, giorni della settimana ecc.);
- Gioco dell’oca: nelle cui caselle possono essere rappresentate immagini di vario tipo o può essere inserita la richiesta di un qualsiasi compito linguistico da eseguire;
- I role play, le drammatizzazioni, le animazioni di fiabe o favole;
- Tutte le tecniche che riguardano l’information gap: ad esempio far sì che un bambino avendo a disposizione la pianta di una stanza guidi il compagno a completare la sua inserendo oggetti, mobili ecc.
Questi sono solo alcuni dei giochi che si potrebbero proporre, ce ne sono tantissimi altri che possono essere adattati per una didattica ludica a misura di bambino.
Insegnare italiano a bambini stranieri: vuoti da colmare
Nelle scuole italiane l’insegnamento dell’italiano a bambini stranieri non trova un’attenzione uniforme. Questo scarso interesse ha molteplici motivazioni: la prima è di ordine culturale che riconosce il valore dei sistemi scolastici in ordine gerarchico dall’alto verso il basso, la seconda, invece, fa riferimento ai concetti di infanzia e di sviluppo che hanno preso solo in epoche recenti coscienza della specificità dei bambini e della necessità di una specifica educazione linguistica. Un terzo motivo è di ordine economico per cui non si è ancora compreso, almeno in Italia, che conviene investire nel sistema istruzione e nello sviluppo precoce delle lingue per accrescere il capitale di risorse umane in favore del sistema economico, in modo che si possa sfruttare al massimo il potenziale talento. Auspichiamo come già ribadito più volte, che insegnanti specializzati, in particolare i vincitori della classe di concorso A023, vengano coinvolti in tutti i sistemi scolastici affinché anche i bambini e i ragazzi stranieri possano veramente avere le stesse possibilità dei loro coetanei italiani.
Qualcosa, però, ha iniziato a muoversi. Il decreto-legge n. 71 del 2024 ha introdotto, nelle classi in cui almeno il 20% degli alunni è costituito da studenti neoarrivati o con competenze inferiori al livello A2 del Quadro Comune Europeo di Riferimento (QCER), la figura di un docente dedicato all’italiano L2, affiancata da corsi di potenziamento in orario extracurricolare e dalla collaborazione con i CPIA per la valutazione iniziale delle competenze e la stesura dei Piani didattici personalizzati. A partire dall’anno scolastico 2025/2026 è inoltre previsto che vengano formati e assunti docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano agli alunni stranieri. È un passo nella direzione auspicata, ma non privo di limiti: la soglia del 20% di neoarrivati si applica di fatto a poche classi, proprio perché, come si è visto, la maggioranza dei bambini stranieri nasce ormai in Italia e non rientra in quel parametro.
Testi per insegnare italiano a bambini stranieri
In altri articoli sul tema abbiamo presentato alcuni testi per insegnare italiano a bambini stranieri e abbiamo riportato testimonianze di docenti di italiano a bambini stranieri in Italia e all’estero.
Sul tema della diversità in classe e dei bisogni educativi speciali può esserti utile anche il nostro articolo su DSA e didattica dell’italiano L2 e comunicazione interculturale.
Se ti interessa l’argomento della glottodidattica infantile e insegni italiano a bambini stranieri ti suggeriamo delle proposte formative sul tema.

































