Ogni anno, il 17 gennaio, in Italia si celebra la Giornata Nazionale del Dialetto e delle Lingue Locali, un’occasione per riflettere sul patrimonio linguistico del nostro Paese e sul ruolo che dialetti e lingue minoritarie continuano a svolgere nella costruzione dell’identità culturale collettiva.
La Giornata è stata istituita dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli) nel 2013 con l’intento di sensibilizzare istituzioni e comunità locali alla tutela e valorizzazione di questi patrimoni culturali; un’attività promossa per valorizzare dialetti e lingue locali.
La diffusione della ricorrenza e degli eventi previsti su tutto il territorio nazionale passa anche attraverso i social con gli hashtag ufficiali #giornatadeldialetto e #dilloindialetto.
Dialetti e lingue locali: un patrimonio straordinariamente ricco
Avevamo già affrontato sul blog il tema delle varietà diatopiche dell’italiano e ci era già capitato di scrivere a proposito dei dialetti. Dal punto di vista linguistico, l’Italia rappresenta un caso quasi unico in Europa. Accanto all’italiano standard convivono decine di dialetti e lingue locali, spesso con una storia autonoma e strutture grammaticali proprie. Non si tratta semplicemente di “varietà imperfette” dell’italiano, ma di sistemi linguistici complessi, molti dei quali si sono sviluppati direttamente dal latino volgare, seguendo percorsi indipendenti e riconosciuti come vere e proprie lingue.
Basti pensare al sardo, al friulano, al ladino, al siciliano o al napoletano: ciascuno di questi sistemi possiede una fonologia, una morfologia e un lessico distintivi, che li rendono a tutti gli effetti lingue a pieno titolo, riconosciute anche dalla legislazione italiana ed europea. Pur essendo spesso definito dialetto l’UNESCO considera il napoletano una vera e propria lingua. Altri “dialetti”, come il Sardo ad esempio, invece godono di un riconoscimento regionale e statale come lingua ma in alcuni casi la standardizzazione è ancora discussa da linguisti e parlanti.
L’UNPLI promuove anche concorsi rivolti alle scuole come il “Premio letterario nazionale per le opere in dialetto o lingua locale”. Quello attivo fino al prossimo 16 febbraio 2026 è denominato titolo “Salva la tua lingua locale“.
Dialetto e identità tra stigmatizzazione e riscoperta
I dialetti non sono soltanto strumenti di comunicazione: sono veicoli di memoria storica, tradizioni orali e saperi locali. Attraverso proverbi, filastrocche, canti e racconti popolari, le lingue locali custodiscono una visione del mondo che difficilmente può essere tradotta senza perdita di significato.
Dal punto di vista sociolinguistico, l’uso del dialetto è spesso legato a contesti informali e affettivi, dove esprime prossimità, appartenenza e solidarietà. Parlare dialetto significa, per molti, riaffermare un legame con il territorio e con le generazioni precedenti.
Per lungo tempo, soprattutto nel secondo dopoguerra, i dialetti sono stati percepiti come un ostacolo all’istruzione e alla mobilità sociale. La scuola e i media hanno promosso un modello monolingue, contribuendo a una progressiva erosione della competenza dialettale, soprattutto tra i più giovani.
Negli ultimi decenni tuttavia abbiamo assistito ad una riscoperta delle lingue locali, anche grazie al lavoro di linguisti, associazioni culturali e istituzioni. Progetti di documentazione, corsi, pubblicazioni e iniziative artistiche dimostrano che dialetto e italiano non sono in conflitto, ma possono convivere in un sano plurilinguismo.
In un mondo sempre più globalizzato, la tutela delle lingue locali non rappresenta un ritorno al passato, ma una scelta consapevole per preservare la diversità, linguistica e culturale, come risorsa per il futuro.
















