Glotto-kit per l’italiano L2: valutare le competenze in entrata.

Il Glotto-kit: uno strumento utilissimo per valutare le competenze linguistico-comunicative iniziali in italiano L2 degli studenti con background migratorio.

glotto-kit

Il Glotto-kit è uno strumento di valutazione delle competenze linguistico-comunicative ideato dal gruppo di ricerca diretto da Tullio De Mauro. Nato alla fine degli anni Settanta per misurare lo svantaggio linguistico degli studenti italiani, è stato in seguito adattato alla didattica dell’italiano L2, dove rappresenta oggi un valido aiuto per la valutazione preliminare delle competenze degli alunni con background migratorio.

Le scuole italiane sono caratterizzate da una presenza crescente di studenti stranieri con storie e bisogni eterogenei, e il primo passo di qualsiasi percorso di insegnamento efficace è proprio la rilevazione della competenza in italiano L2: non si possono applicare programmi prestabiliti senza un’analisi approfondita dei bisogni e del bagaglio culturale di chi entra in classe.

La valutazione preliminare delle competenze linguistico-comunicative

L’ingresso dei minori stranieri nella scuola impone la messa a punto di strumenti e metodi adeguati alle esigenze formative di un pubblico nuovo. Abbiamo descritto in un articolo dedicato le caratteristiche degli studenti NAI (Neoarrivati in Italia), la cui eterogeneità rende indispensabile una rilevazione iniziale accurata.

Di fronte a tale varietà, per gli insegnanti è fondamentale conoscere chi entra in classe: analizzare l’ambiente di provenienza (famiglia, territorio, percorso migratorio), verificare le competenze e le abilità in entrata individuandone criticità e punti di forza. In altre parole, capire che cosa lo studente è in grado di “fare con la lingua” e che cosa non sa ancora fare. È un approccio che riprende la logica del fare con la lingua propria del Quadro Comune Europeo di Riferimento, centrato sui descrittori di competenza più che sulle conoscenze grammaticali astratte.

Eppure, nella pratica, molti insegnanti non conoscono gli strumenti a loro disposizione per condurre questa analisi in entrata, e lamentano l’assenza di linee guida operative per programmare percorsi adattabili alla didattica concreta dell’italiano come lingua seconda. Uno strumento valido e consolidato, però, esiste da decenni: il Glotto-kit.

Che cos’è il Glotto-kit: origine e storia

Per comprendere appieno il Glotto-kit è utile partire dalla sua storia, spesso poco conosciuta. Lo strumento fu progettato alla fine degli anni Settanta da un gruppo di ricercatori e insegnanti diretti da Tullio De Mauro, sulla scia dei rivoluzionari Programmi per la scuola media del 1979 che, rompendo con un modo parziale di guardare alla lingua, posero il problema di come misurare in modo preciso le abilità linguistiche di partenza degli studenti.

È un punto importante: nella sua versione originale il Glotto-kit non era pensato per gli apprendenti stranieri, bensì per studenti italofoni di vari ordini di scuola. L’obiettivo era diagnosticare lo svantaggio linguistico (quella “povertà linguistica e culturale” su cui De Mauro aveva lavorato in opere come la Guida all’uso delle parole) e programmare di conseguenza l’educazione linguistica. L’opera teorica di riferimento è il volume Teoria e pratica del glotto-kit. Una carta d’identità per l’educazione linguistica, curato da Stefano Gensini e Massimo Vedovelli.

In un secondo momento, con il mutare dei flussi migratori e l’ingresso massiccio di alunni stranieri nelle scuole, lo strumento è stato ripensato e adattato alla valutazione delle competenze in italiano L2. È questo passaggio che lo rende oggi così prezioso per chi lavora con i NAI.

La struttura del Glotto-kit

Il Glotto-kit è uno strumento pluridimensionale: offre cioè una fotografia piuttosto fedele tanto della dimensione linguistica quanto della dimensione socioculturale dell’apprendente. Ricostruisce sinteticamente il profilo dell’allievo (una sorta di carta d’identità linguistica, secondo l’espressione dei suoi ideatori) mettendolo in rapporto con il suo ambiente socioculturale di provenienza, e comprende, nella versione originale, un insieme articolato di prove e strumenti di verifica dei processi di apprendimento.

Una delle sue caratteristiche principali è la flessibilità: nel formato standard il Glotto-kit funziona come modello interpretativo applicabile a contesti didattici diversi, che il docente può adattare al proprio gruppo classe e ai propri obiettivi conoscitivi.

Nell’ambito specifico dell’italiano L2 a giovani stranieri inseriti nella scuola italiana è stato sviluppato il Glotto-kit per Bambini Stranieri (GKBS), già sperimentato con successo. Questo adattamento consente di definire, con un investimento contenuto di tempo e risorse, il profilo linguistico e socioculturale complessivo dell’apprendente, attraverso una metodologia di tipo quantitativo, basata sulla possibilità di trasformare i tratti linguistici in dati numerici comparabili.

Esempi di indicatori del Glotto-kit

Come accennato, il Glotto-kit fornisce un identikit dello studente non solo dal punto di vista linguistico, ma anche sociolinguistico. La versione originale propone una serie di indicatori che l’insegnante può ampliare o adattare a seconda dell’indagine conoscitiva che intende svolgere. Eccone alcuni esempi:

  • Fluenza del parlato: numero di parole pronunciate in un minuto, numero di interruzioni, parole piene e parole vuote, fonosimboli, parole ripetute per inerzia, intercalari.
  • Persistenza di vocabolario infantile.
  • Capacità di riconoscere il proprio nome scritto.
  • Capacità di riconoscere il nome dei compagni.
  • Capacità di riprodurre il proprio nome.
  • Fluenza nella lettura.
  • Capacità d’uso di termini colti.
  • Presenza di termini dialettali o regionali: utile, tra l’altro, per cogliere il rapporto dell’allievo con le varietà diatopiche dell’italiano presenti nel suo ambiente di vita.

Questi sono solo alcuni degli indicatori previsti. A titolo esemplificativo, è possibile consultare un modello di “messa in pratica” redatto dalla Provincia autonoma di Bolzano per l’analisi delle competenze in entrata degli studenti con background migratorio.

Limiti del Glotto-kit e strumenti complementari

Pur restando un riferimento metodologico fondamentale, il Glotto-kit ha alcuni limiti di cui è bene essere consapevoli. È uno strumento concettualmente datato (anni Settanta-Ottanta), pensato in un contesto sociolinguistico diverso dall’attuale; richiede una certa competenza tecnica per essere somministrato e interpretato correttamente; e la sua impostazione quantitativa, se non integrata da osservazione qualitativa, rischia di restituire un profilo parziale.

Per questo, negli anni, sono stati elaborati strumenti più recenti e operativi che ne raccolgono l’eredità rendendola più accessibile al docente di oggi. Tra i più diffusi e validi:

  • I kit di prove per la rilevazione delle competenze linguistiche elaborati da centri specializzati come il MEMO (Multicentro Educativo “Sergio Neri”) di Modena: in particolare le prove curate da Stefania Ferrari e Giovanna Masiero per alunni dai 10 ai 15 anni, organizzate per ordine di scuola e suddivise in test di competenza per lo scritto e protocolli di osservazione per l’orale e la grammatica.
  • Gli strumenti della linguistica acquisizionale (Chini, Pallotti), che permettono di collocare l’apprendente lungo le “sequenze di acquisizione” della grammatica dell’italiano L2, offrendo una diagnosi dinamica e non solo fotografica.
  • I test di piazzamento tarati sui livelli del QCER, utili per collocare rapidamente l’allievo in un percorso adeguato.

L’approccio più efficace, oggi, consiste nel combinare la solidità metodologica del Glotto-kit con la praticità di questi strumenti più recenti e con l’osservazione diretta in classe.

Valutazione delle competenze in entrata ai tempi dell’intelligenza artificiale

Gli strumenti di intelligenza artificiale generativa possono oggi affiancare il docente nella fase di rilevazione delle competenze, pur senza sostituire il giudizio professionale consapevole. Alcune applicazioni utili:

  • Analisi di campioni di parlato e scritto: a partire da una trascrizione di una produzione dell’allievo, l’IA può aiutare a individuare tratti significativi (ricchezza lessicale, errori ricorrenti, strutture acquisite) da inserire poi in una griglia di osservazione.
  • Generazione di prove di piazzamento calibrate sui diversi livelli QCER e adattate all’età dell’apprendente.
  • Costruzione di griglie di osservazione personalizzate, ispirate alla logica del Glotto-kit ma adattate al contesto specifico della classe.

Il principio, come discusso nell’articolo dedicato all’IA generativa nella didattica dell’italiano L2, è sempre lo stesso: la macchina accelera operazioni meccaniche, ma l’interpretazione del profilo dell’allievo, con tutta la sua delicatezza umana e sociale, resta competenza dell’insegnante.

Il Glotto-kit resta uno strumento prezioso per la valutazione preliminare delle competenze linguistico-comunicative degli studenti di italiano L2. Nato alla fine degli anni Settanta dal gruppo di Tullio De Mauro per misurare lo svantaggio linguistico degli alunni italiani, è stato poi adattato all’italiano L2 con la versione per bambini stranieri. La sua forza sta nella natura pluridimensionale e nella flessibilità, che lo rendono un modello interpretativo ancora attuale, da integrare però con strumenti più recenti (i kit operativi di rilevazione, la linguistica acquisizionale, i test di piazzamento sul QCER) e con l’osservazione diretta in classe. Conoscere chi entra in aula, prima di programmare qualsiasi percorso, non è un passaggio facoltativo: è la condizione di base per una didattica dell’italiano L2 davvero efficace e inclusiva. Se non lo avete ancora utilizzato, vi incoraggiamo a provarlo.

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