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L’intricata storia dei requisiti d’accesso all’esame Ditals dal 2010 al 2016

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Università per Stranieri di SienaTra le certificazioni di competenza in didattica dell’italiano a stranieri sicuramente la più nota è la Ditals. Si tratta della certificazione maggiormente diffusa territorialmente (e proprio per questo considerata più popolare) sia per numero di sedi d’esame sia per numero di enti convenzionati per l’organizzazione dei corsi che sono, nella maggior parte dei casi, obbligatori.

Per chi non avesse un po’ di memoria storica facciamo un passo indietro e torniamo alla situazione della certificazione Ditals di II livello del 2010 per verificare l’evoluzione dei requisiti di accesso all’esame.

In quel tempo, per accedere all’esame di certificazione di II livello, oltre alla laurea ed al corso monitorato, erano sufficienti 150 ore di tirocinio in classi di italiano a stranieri. Un requisito che, tutto sommato, era alla portata di chiunque trovasse un ente ospitante, che acconsentisse di assistere alle lezioni dei propri docenti, i quali avrebbero dovuto fare da guida al tirocinante il quale, a sua volta, non poteva comunque insegnare ma, al massimo, svolgere, sotto la guida del docente-tutor, alcune attività in classe precedentemente concordate e programmate.

Da questa situazione in cui i requisiti erano semplicemente una laurea, un corso presso un ente convenzionato e le 150 ore di tirocinio che spesso venivano svolte sempre presso l’ente che erogava il corso, si è passati, con modifiche sistematiche ma graduali, alla situazione attuale.

Dato il punto di partenza quindi ripercorriamo i passaggi che hanno visto, fino ad oggi, l’inesorabile inasprimento dei requisiti d’accesso, non senza tentennamenti con modifiche in melius subito ritrattate.

Nel 2011 le 150 ore di tirocinio si trasformano, non nel numero ma nella composizione. In precedenza era richiesto tirocinio puro. Dal 2011 vengono richieste 90 ore di insegnamento in classi di italiano a stranieri + 60 ore di tirocinio nelle stesse classi. La questione inizia a farsi spinosa perché senza una certificazione e senza esperienza pregressa i candidati all’esame sperimentano le prime resistenze da parte degli enti che difficilmente li contrattualizzano anche se per il raggiungimento delle 90 ore richieste. Si innesca così un pericoloso meccanismo più volte denunciato, anche sui social, dai candidati che venivano sottopagati o non pagati affatto per l’insegnamento svolto proprio perché a loro era necessario per l’accesso all’esame e gli enti, che ne erano a conoscenza, operavano una sorta di “do ut des” al ribasso estorto ai candidati: ti offro la possibilità di raggiungere le 90 ore ma non puoi pretendere una retribuzione completa o un inquadramento ufficiale.

Nel 2012 i requisiti vengono ancora una volta ritoccati in peius. Viene introdotta la differenza tra laurea specifica e laurea non specifica. Anche le lauree umanistiche venivano considerate non specifiche ed ora, mentre a chi era in possesso di lauree specifiche venivano richieste 150 ore di insegnamento in classi di italiano a stranieri, a chi era in possesso di un titolo di laurea non specifica veniva richiesta un’esperienza di 300 ore. Resta ancora la possibilità di raggiungere le 300 ore richieste integrandole con 60 ore di tirocinio. Le ore di insegnamento quindi venivano “scontate” e restavano 90 per chi aveva una laurea specifica diventando 240 per chi aveva una laurea non specifica.

La situazione resta invariata nel 2013, anno in cui la certificazione Ditals di II livello non cambia i requisiti ma viene introdotto (come sostanzialmente obbligatorio) un corso monitorato di almeno 24 ore per l’ammissione all’esame Ditals di I livello.

Nel 2014 le 150 ore di insegnamento che prima potevano essere di insegnamento o tirocinio con il meccanismo (90+60) diventano esclusivamente di insegnamento in classi di italiano a stranieri senza alcuna possibilità di “sconto” integrando le ore di insegnamento con 60 di tirocinio.

ditalsNel 2015 interviene un ulteriore cambiamento le ore di insegnamento raddoppiano. Si passa dalle 150 ore dell’anno precedente, richieste a chi è in possesso di lauree specifiche, a 300 ore di insegnamento, questa volta “qualificato“, cioè svolto in determinate categorie di enti (quindi il requisito diventa ancora più restrittivo di quanto può apparire a prima vista), per chi è in possesso di laurea umanistica (ed in questo senso invece il requisito ricomprende più lauree di quanto non fosse in precedenza visto che era limitato solo alle lauree specifiche) e 600 (!) ore di insegnamento “qualificato” per chi è in possesso di una laurea non umanistica. Ci sarebbe da aprire una parentesi più ampia perché sarebbe possibile far valere anche le ore di insegnamento non qualificato ma questo complica ancora di più l’iter dell’accesso all’esame costringendo il candidato a produrre ulteriore documentazione che sarà valutata da una apposita commissione che ammette o meno i candidati all’esame. Occorre quindi fare comunque l’iscrizione all’esame e pagare una tassa di preiscrizione. Il problema è che spessissimo la comunicazione dell’ammissione all’esame o il diniego viene comunicato a pochi giorni dall’esame stesso. Ciò pone in candidati nella scomodissima situazione di affrontare la preparazione all’esame sapendo che si studia sotto una sorta di famosa spada di Damocle e che qualora non dovessero essere ammessi all’esame non avrebbero alcuno strumento che possa tutelarli nei confronti di una decisione insindacabile espressa, per di più, a pochi giorni dall’esame.

Fin qui l’evoluzione del requisito legato all’esperienza. Orbene, v’è da dire che le altre certificazioni richiedono, per consentire l’accesso all’esame, esperienza o formazione specifica. Una regola non scritta è quella che prevede, al diminuire della formazione, la necessità di maggiore esperienza. Esempio tipico di questo meccanismo di ragionevole gradualità è quello proposto dalla certificazione Dils-PG di II livello che, per l’accesso all’esame richiede 200 ore di esperienza in caso di laurea specifica; 400 ore in caso di laurea generica, e 1500 ore di insegnamento in classi di italiano a stranieri o di altra lingua straniera in caso di diploma di scuola media superiore. Anche per Cedils è previsto qualcosa del genere ed un diplomato con 5 anni di esperienza di insegnamento di italiano a stranieri può accedere all’esame.

Mentre per Cedils e Dils-PG i requisiti sono quindi alternativi, per Ditals, caso unico, i requisiti sono cumulativi ed è quindi richiesta, oltre all’esperienza, una formazione da effettuare presso l’ente certificatore o presso gli enti monitorati, che stipulano quindi apposite convenzioni con l’ente certificatore stesso. Per evitare questa “forca caudina” del passaggio obbligatorio in classe, anche a chi ha una certa formazione ed esperienza, è stato aperto un piccolo spiraglio. Il candidato in possesso di 6 CFU nel settore scientifico disciplinare L-lin/02 può evitare di frequentare il corso o può scegliere di frequentarne uno libero, non monitorato.

La situazione viene ulteriormente modificata nel 2016 quando, a seguito dell’istituzione della classe di concorso A023 per l’insegnamento dell’italiano nella scuola pubblica a discenti alloglotti, venivano proposti requisiti di accesso al concorso che parevano, sotto certi aspetti, essere parimenti severi o addirittura meno severi di quelli per l’accesso alla certificazione. Veniva così operata una modifica dei requisiti che consentiva l’accesso all’esame, senza l’obbligo del corso, anche a chi aveva almeno 6 CFU in L-FIL-LET/12. Parliamo al passato perché dopo qualche tempo, pochissimo in realtà, questo requisito che sembrava costituire una apertura ed una semplificazione, viene ritirato e tutto torna come prima con i soli 6 CFU in L-lin/02 in grado di evitare il corso prima dell’accesso all’esame.

Indubbiamente Ditals si qualifica come la certificazione più “chiusa”, dal punto di vista dei requisiti, ma l’aspetto che la rende meno conveniente è proprio l’instabilità dei requisiti stessi. Molti candidati infatti, incappati nella certificazione Ditals nelle fasi di cambiamento, hanno subìto l’assenza di regimi transitori nel passaggio da vecchi a nuovi requisiti. Si sono visti, infatti, allungare il percorso per il raggiungimento dei requisiti per l’ammissione all’esame dopo aver impiegato del tempo per raggiungere le ore di tirocinio, e poi quelle di insegnamento, divenendo così una sorta di “esodati”, posti nuovamente e forzatamente in un limbo tra vecchi e nuovi requisiti.

L’effetto collaterale, creato da tutto questo ricamare sui requisiti, è stato quello, proprio per tutta questa iper regolamentazione, estranea al modus operandi degli altri enti certificatori (di Venezia e Perugia), di spostare l’attenzione sui requisiti di accesso all’esame piuttosto che sul titolo finale. Infatti, ciò che riveste valore per il MIUR e gli altri enti è il titolo finale che è indipendente dai requisiti di accesso all’esame e non ne rispecchia affatto la maggiore complessità.

Insomma, come in tutte le cose anche per quanto riguarda la valutazione di una certificazione la stabilità e la chiarezza delle regole del gioco (in questo caso delle regole di accesso all’esame) è un valore importante perché consente di poter programmare impegni che si riverberano su tempi medio-lunghi.

La situazione attuale dei requisiti Ditals, dopo il dietrofront sui CFU, consente di dire che la Ditals si profila come una certificazione rivolta soprattutto a chi già lavora come insegnante di italiano L2. Magari come una “seconda o terza certificazione” da conseguire dopo aver conseguito Cedils o Dils-PG ed averle messe a frutto raggiungendo le ore di insegnamento richieste per il Ditals.

Conseguire due certificazioni, infatti, in alcuni casi potrebbe essere utile. Sebbene apparentemente possa sembrare illogico certificare due volte e con due strumenti differenti le proprie competenze, questa illogicità svanisce se si considera che le certificazioni in alcuni casi attribuiscono punteggio e che rispetto ai master, come ci è capitato più volte di ribadire, sono titoli più convenienti da conseguire sia sotto il profilo economico che per il minor tempo richiesto per il conseguimento del titolo.

Insomma la Ditals è consigliabile se i requisiti di accesso all’esame si hanno già, non se occorre conseguirli. Il loro conseguimento richiede tempi lunghi e, nel tempo richiesto dal conseguimento dei requisiti, potrebbero cambiare come è successo fin troppo spesso negli ultimi 6 anni.

Per dirla con lo spot di una pubblicità di qualche anno fa, la certificazione Ditals sembra essere per molti, ma non per tutti.

mercoledì marzo 8 2017

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