La didattica della grammatica in classi di italiano L2

Dalla grammatica esplicita alla riflessione sulla lingua nell'insegnamento dell'italiano a stranieri.

Didattica della grammatica in classi di italiano L2La didattica della grammatica a stranieri è sempre stata oggetto di molti dibattiti. Cerchiamo di analizzare i diversi ruoli che ha assunto la grammatica nella ricerca glottodidattica tenendo sempre presente che il protagonista del percorso di apprendimento dev’essere sempre lo studente.

La grammatica o le grammatiche?

La grammatica nella sua concezione classica è intesa come descrizione della lingua scritta canonizzata dagli autori classici, nei suoi aspetti fonetico, ortografico, morfologico, sintattico, lessicale e stilistico. In questo caso parliamo di grammatica normativa o prescrittiva: raccoglie e individua le regole grammaticali che chiunque voglia esprimersi in modo corretto deve rispettare.

Si capisce come questo tipo di grammatica non prende in considerazione la lingua viva e in continuo mutamento distaccandosi completamente dalla realtà linguistica che ci circonda.

Secondo le recenti ricerche linguistiche, una grammatica dovrebbe invece essere descrittiva, ovvero deve occuparsi non di sistematizzare una lingua “semi-morta” per poterla poi imporre a parlanti, di contro, vivi e vegeti, ma deve descrivere la lingua come è effettivamente parlata dalla maggioranza di essi, tenendo conto delle varietà regionali, situazionali e sociali.

Non a caso spesso i nostri studenti si lamentano perché “le eccezioni superano le regole grammaticali” e se “l’eccezione fosse essa stessa la regola?”

Già in un precedente articolo avevamo affrontato il tema relativo alla didattica dell’italiano a stranieri, scendiamo però un po’ più nel dettaglio.

Didattica della grammatica in classi di italiano L2

Venendo al nostro campo di interesse specifico è importante definire cosa si intende con “insegnamento della grammatica” o meglio “grammatica esplicita” e qual è la differenza con la “riflessione sulla lingua” di cui tanto si parla ma poco si applica.

L’espressione “insegnamento della grammatica” o “grammatica esplicita” fa riferimento ad un metodo di insegnamento deduttivo: la regola grammaticale è il punto di partenza della lezione: l’insegnante presenta le regole come norme da accettare senza discutere. Compito del discente è quello di memorizzare le regole attraverso esercizi di fissazione e reimpiego. Va da sé che in questa modalità d’insegnamento lo studente è un soggetto passivo. Al contrario, la riflessione sulla lingua, che analizzeremo nel dettaglio nel paragrafo successivo, utilizza un metodo induttivo, cioè si “arriva” alla regola grammaticale dopo aver fornito agli studenti un testo input in cui notarla, per poi formulare delle ipotesi e infine fissarla e sistematizzarla. Nella riflessione sulla lingua è lo studente ad essere il vero protagonista del percorso di apprendimento, così come dovrebbe essere per tutti gli insegnamenti.

La riflessione sulla lingua nell’insegnamento dell’italiano L2

Parlare di didattica della grammatica in relazione alla ricerca glottodidattica non è semplice. I metodi glottodidattici del passato, che enfatizzavano lo scritto, hanno ignorato il valore del parlato occupandosi della grammatica tradizionale, in particolare della morfologia e dei piccoli fatti di lingua; quelli che hanno posto l’accento sul parlato spesso si sono spinti alle estreme conseguenze ignorando del tutto i riferimenti alle regole grammaticali e il reale rapporto fra parlato e scritto. Qual è dunque la via di mezzo? Risposta: la riflessione sulla lingua. Vediamo perché e in cosa consiste.

La riflessione sulla lingua è stimolata da attività specifiche e si articola in apposite fasi:

  • a) l’osservazione di casi testuali intesi in senso ampio (noticing);
  • b) la formulazione delle ipotesi;
  • c) la verifica della fondatezza ipotesi;
  • d) la fissazione e il reimpiego;
  • e) la riflessione metalinguistica

Il discente, da solo, in coppia o in gruppi,  è guidato dal docente facilitatore alla scoperta dei molteplici meccanismi che governano la lingua.

Il procedimento è quello induttivo: si procede cioè dal particolare al generale secondo il principio dell’analogia. L’apprendente quindi, agevolato da apposite consegne, si avventura alla scoperta della lingua e non riceve “passivamente” le nozioni linguistiche.

Le tecniche di riflessione sulla lingua

Di seguito un elenco delle principali attività volte a consolidare la competenza metalinguistica:

  • – insiemistica (completamento di griglie in base a criteri di omogeneità /disomogeneità, inclusione/esclusione oppure esercizi volti a ordinare secondo criteri precisi);
  • – esplicitazione (cloze di ogni genere, completamento di frasi, richiesta di definizioni sugli ingranaggi grammaticali o comunicativi);
  • – puzzle linguistico;
  • – ricostruzione di una telefonata;
  • – produzione di perifrasi;
  • – incastri, matching (collegamenti fra parole, espressioni, ecc. disposte in due colonne);
  • – attività “trova l’intruso”;
  • – attività “caccia all’errore” (di contenuto, forma, lessico, registro linguistico…);
  • – produzione di poesie in rima;
  • – attività di grammatica comparata (per es. esistono tante forme di articoli/tanti verbi irregolari al presente nella tua lingua? Dove sono collocati gli aggettivi?);
  • – rubrica “cosa ho imparato?”.

Come emerge chiaramente, si tratta di attività che non possono prescindere da una partecipazione attiva e attenta del discente, chiamato a “scrivere” la “sua” grammatica lanciandosi alla scoperta dei vari ingranaggi dell’italiano. Lo spirito di osservazione critica dell’apprendente è infatti costantemente sollecitato. Il discente è chiamato a mettersi in gioco, analizzare, valutare oltre che a effettuare aggiustamenti continui.

Didattica della grammatica e ricadute pratiche nelle classi di italiano a stranieri

Dalle precedenti considerazioni sorge spontanea una domanda: nella didattica della grammatica a stranieri il procedimento deduttivo dev’essere bandito in favore di quello induttivo?

In realtà, entrambe le impostazioni comportano vantaggi e svantaggi.
Schematizzando, possiamo dire che un percorso di tipo deduttivo è più facile da realizzare da parte dell’insegnante, più veloce da svolgere e più facile da gestire, ma è anche più noioso e meno motivante per gli studenti, che hanno un ruolo passivo; un percorso di tipo induttivo è più motivante e coinvolgente per gli studenti, che hanno un ruolo attivo, ma richiede più tempo per essere svolto, richiede un insegnante molto preparato e pronto a gestire richieste e situazioni non previste.

Sicuramente quindi l’impianto di fondo di un progetto educativo volto allo sviluppo della competenza comunicativa e metacomunicativa dovrebbe essere di tipo induttivo, ma non è realistico pensare di condurre tutte le attività di riflessione linguistica in maniera induttiva, fosse solo per ragioni di tempo.
Citando Balboni (2006) “la mediazione tra desiderio induttivo e necessità deduttiva può essere trovata nell’iniziare per quanto possibile tutte le attività partendo da quanto già noto, su cui costruire una parte del percorso in maniera induttiva, per completare poi le parti più complesse, più lunghe con un intervento frontale, diretto, del docente“.

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